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L’allarme dell’Unhcr: oltre 120 milioni di sfollati in tutto il mondo

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Tendopoli sulla costa di Deir el-Balah, nella Striscia di Gaza. Credit: AGF

"Si tratta di rifugiati, richiedenti asilo, sfollati interni, persone costrette a fuggire da guerre, persecuzioni e forme di violenza diverse e sempre più complesse"

Il numero di persone costrette in tutto il mondo a lasciare le proprie case ha raggiunto la cifra record di 117,3 milioni nel 2023 e quest’anno ha già superato la soglia dei 120 milioni. La denuncia arriva dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), secondo cui il dato è destinato ad aumentare ulteriormente senza grandi cambiamenti politici a livello globale.

“Si tratta di rifugiati, richiedenti asilo, sfollati interni, persone costrette a fuggire da conflitti, persecuzioni e forme di violenza diverse e sempre più complesse”, ha dichiarato il direttore dell’agenzia Onu, Filippo Grandi. “La guerra resta un fattore molto, molto profondo tra le cause di sfollamento”.

Nel rapporto presentato oggi sulle tendenze globali di questo fenomeno, l’agenzia delle Nazioni Unite rileva come negli ultimi 12 anni si sia registrato un costante incremento del numero di persone costrette alla fuga. Secondo l’Unhcr, il numero di sfollati in tutto il mondo ha continuano ad aumentare anche nei primi quattro mesi del 2024 e avrà probabilmente superato i 120 milioni alla fine dello scorso aprile. “A meno che non ci sia un cambiamento nella geopolitica internazionale, purtroppo temo che questa cifra continuerà a salire”, ha aggiunto Grandi, riferendosi al rischio di nuovi conflitti.

Tra le guerre che hanno causato il maggior numero di sfollati in tutto il mondo c’è anche il conflitto in Sudan, che l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati ha definito come “uno dei più catastrofici” malgrado (o forse proprio perché) sia stato meno sotto la lente dei riflettori rispetto ad altre crisi internazionali. Oltre 9 milioni di persone, ha ricordato Grandi, risultano tra gli sfollati interni e altri 2 milioni si sono rifugiati nei Paesi vicini come Ciad, Egitto e Sud Sudan. Nel solo Ciad, ha aggiunto, “le persone arrivano a centinaia ogni giorno”.

Ma anche la guerra in corso da oltre otto mesi nella Striscia di Gaza ha contribuito a gonfiare questi numeri: prima i bombardamenti e poi l’offensiva terrestre di Israele nel territorio costiero palestinese seguita agli attentati terroristici del 7 ottobre hanno costretto circa 1,7 milioni di persone, quasi l’80 per centro della popolazione locale, ad abbandonare le proprie case.

Secondo Grandi, il possibile trasferimento degli abitanti di Gaza in Egitto dalla città di Rafah, al confine meridionale tra la Striscia e il Paese arabo, per sfuggire all’offensiva militare israeliana sarebbe catastrofico. “Un’altra crisi di rifugiati fuori da Gaza sarebbe catastrofica a tutti i livelli”, ha dichiarato l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati. “Anche perché non abbiamo alcuna garanzia che queste persone potranno un giorno tornare a Gaza”.

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