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Madre uccide le figlie di 3 anni e 17 mesi perché ostacolavano la sua vita sessuale

Di Cristiana Mastronicola
Pubblicato il 2 Ago. 2019 alle 12:11 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 00:22
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Immagine di copertina
Louise Porton e le sue due bambine

Una madre uccide le sue due figlie a distanza di diciotto giorni una dall’altra perché erano di ostacolo alla sua vita sessuale. Lexi aveva tre anni, Scarlett appena 17 mesi. La madre, 23 anni, ha soffocato le due bambine e oggi è stata condannata. Louise Porton, questo il nome della madre, è stata condannata per aver ucciso le figlie perché avrebbero intralciato la sua vita sessuale.

I fatti drammatici risalgono al gennaio del 2018, nel Regno Unito. La donna all’alba del 15 gennaio ha soffocato la piccola Lexi, poco più di due settimane dopo faceva la stessa cosa con l’altra figlia.

Come si legge sui quotidiani britannici, la donna considerava le sue due figlie un ostacolo alla sua vita sessuale. A dimostrarlo il fatto che nel momento in cui la bimba più grande si trovava ricoverata in ospedale, la 23enne è stata vista andare in bagno e scattarsi delle foto in topless in bagno e aveva dei rapporti sessuali con un uomo conosciuto online per ottenere dei soldi da lui.

Il giorno dopo la morte della piccola Lexi, Louise Porton accettava ben 41 richiesta di amicizia su una app di incontri. Il pubblico ministero in aula ha descritto la donna subito dopo la morte della seconda bambina: era “calma e senza emozioni”.

La donna, come si legge dai messaggi ritrovati sul suo smartphone, offriva prestazioni sessuali chiedendo in cambio degli accrediti sul suo conto per finanziare il suo shopping. Il comportamento della donna è stato incredibilmente freddo anche poco prima del funerale di una delle due bimbe: secondo i pm, infatti, la 23enne in quei momenti “stava usando FaceTime per parlare con un uomo”.

La polizia, dopo aver sequestrato il suo cellulare e il suo computer, ha trovato nelle cronologie delle ricerche mirate su come uccidere un bambino. All’inizio del processo, il procuratore Oliver Saxby QC ha dichiarato che le due bambine erano morte perché qualcuno le aveva soffocate. E quel qualcuno poteva essere solo lei: la madre.

Entrambe le bambine erano morte a causa dell’ostruzione delle vie respiratorie, sul collo di entrambe c’erano le tracce di un sanguinamento, che era l’indizio di una forte compressione del collo. Secondo i medici, non ci sarebbe stata una causa “naturale” per la morte di entrambe le bambine.

Secondo quanto riferito dai pm, inoltre, la donna, nei giorni successivi alla dimissione dall’ospedale della bambina più grande, faceva una ricerca online mirata: “Si può davvero morire se hai il naso chiuso e copri la bocca con del nastro adesivo?”. E ancora: “Per quanto tempo si può essere rianimati dopo essere annegati?”.

In aula i pubblici ministeri hanno fatto presente che prima che la donna chiamasse i soccorsi, subito dopo la morte di Lexi, è passato molto tempo. Come spiega il procuratore Oliver Saxby QC, “nel contesto di ciò che sarebbe accaduto in seguito – nel contesto di due morti inspiegabili coerenti con un’ostruzione deliberata delle vie respiratorie – è difficile non trarre la conclusione che, per l’imputata, a volte, i suoi due figli le hanno impedito di fare ciò che voleva, quando voleva e con chi voleva “.

Porton ha negato di aver ucciso le sue due bambine e in una nota preparata ha riferito alla polizia che le sue due bambine “non sono mai state un inconveniente per me. La mia vita girava intorno a loro. Non so ancora come e perché siano morte le mie due figlie”.

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