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Trump riconosce sovranità del Marocco sul Sahara Occidentale, attivista a TPI: “Il popolo saharawi è unito più che mai, combatteremo fino a indipendenza”

Il Marocco ha accettato di ristabilire piene relazioni diplomatiche con Israele. In cambio, gli Usa riconoscono la sovranità di Rabat sul territorio conteso. Intanto, dopo il cessate il fuoco del 1991, dal 13 novembre scorso nel Sahara Occidentale è ricominciata la lotta armata

Di Anna Ditta
Pubblicato il 11 Dic. 2020 alle 12:12
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Immagine di copertina
Protesta per l'indipendenza del Sahara Occidentale a Madrid, in Spagna, il 10 dicembre 2020. Credit: Diego Radames/SOPA Images via ZUMA Wire

“L’annuncio di Trump non ha alcuna validità legale, perché è contrario a quello che stabiliscono le leggi internazionali e le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite negli ultimi vent’anni”. Con queste parole Mohamed Dihani, attivista che si batta in favore della causa saharawi, commenta con TPI la decisione del presidente uscente degli Stati Uniti Donald Trump di riconoscere la sovranità del Marocco sul Sahara Occidentale a fronte della “normalizzazione” dei rapporti diplomatici tra Rabat e Tel Aviv.

Il Sahara Occidentale è un territorio desertico scarsamente popolato ma ricco di risorse naturali, che si trova nell’angolo nord-occidentale dell’Africa. Ex colonia spagnola, da anni è rivendicato dal Marocco, nonostante l’opposizione internazionale e la resistenza della popolazione locale. Dopo 16 anni di guerra, nel 1991 è stato concluso sotto l’egida delle Nazioni Unite, un cessate il fuoco tra l’esercito marocchino e il Fronte Polisario, lo storico movimento indipendentista rappresentante del popolo saharawi e sostenuto dall’Algeria.

Lo scorso 13 novembre, tuttavia, la situazione è precipitata dopo che il Marocco ha lanciato un’operazione militare nella zona cuscinetto di Guerguerat, vicino alla Mauritania, nell’estremo Sud dell’ex colonia, dove circa 200 camionisti stavano tenendo un sit-in da 3 settimane, per protestare contro quella che ritenevano un’occupazione illegale di una strada strategica da parte di Rabat. Dopo l’operazione militare, il Fronte Polisario ha annunciato: “La guerra è iniziata. Il Marocco ha liquidato il cessate il fuoco”, dando il via alla lotta armata. Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha espresso  “grave preoccupazione” per le tensioni, mentre il re del Marocco, Mohammed VI, in un colloquio telefonico con Guterres ha dichiarato che “resta fermamente determinato a reagire, con la massima severità, e nell’ambito dell’autodifesa, contro ogni minaccia alla sua sicurezza”.

La decisione di Trump e la reazione del Fronte Polisario

Trump ieri ha annunciato in una serie di tweet che il Marocco ha accettato di ristabilire piene relazioni diplomatiche con Israele e sottoscrivere gli Accordi di Abramo, che hanno ristabilito la normalizzazione diplomatica tra Israele e Emirati Arabi Uniti e il progressivo riavvicinamento sotto la sfera commerciale ed economica. La decisione di Rabat fa parte di un accordo che include il riconoscimento statunitense della sovranità del Marocco sul Sahara Occidentale.

“La decisione di Trump è una mossa politica per convincere il Marocco ad allacciare le relazioni con Israele. Si tratta di uno scambio”, dice Dihani. “Ma per noi questo non cambia nulla. Quando i nostri padri, i padri fondatori della Repubblica saharawi, hanno iniziato la lotta, ci hanno detto che se anche tutti i Paesi del mondo avessero riconosciuto la sovranità del Marocco questo non avrebbe cambiato la volontà del popolo saharawi, che ha deciso di vivere con dignità sulla propria terra o morire”.

L’ultimo bollettino diffuso dal Fronte Polisario sulla lotta armata nel Sahara Occidentale

“Noi continueremo la lotta”, sostiene Dihani. “Finora siamo stati fedeli all’accordo firmato con il Marocco sotto la supervisione dell’Onu, ma siamo stati presi in giro per trent’anni, perché il referendum per l’indipendenza – che si sarebbe dovuto tenere entro un anno dall’accordo – non si è mai svolto. Abbiamo aspettato trent’anni. Oggi il popolo saharawi è unito più che mai, soprattutto dopo la decisione di Trump. Ci sono giovani, uomini e donne, tornati da Spagna, Francia, Italia, America, da tutto il mondo, per arruolarsi nell’esercito saharawi e liberare la nostra terra. Non chiediamo più il referendum, vogliamo direttamente l’indipendenza, e combatteremo fino a quando non l’avremo ottenuta”.

Le parole di Dihani ricalcano quelle rilasciate all’Adnkronos da Fatima Mahfud, rappresentante del Fronte Polisario in Italia: “Il destino del Sahara Occidentale non lo decide un proclama. Questo è un territorio che appartiene ai saharawi e solo loro possono decidere a chi darlo”, ha commentato Mahfud. Gli Stati Uniti sono al momento l’unico paese occidentale a riconoscere la sovranità marocchina sul Sahara occidentale, da gennaio, il presidente eletto Biden dovrà decidere se invertire la decisione di Trump.

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