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“Così la polizia in Marocco mi ha inseguito e poi investito mentre protestavo a favore del Sahara Occidentale”

Immagine di copertina

Il 18enne Ayoub El-Ghen ha le ossa del bacino fratturate in 5 punti e non riesce a muoversi. La famiglia, preoccupata per le sue condizioni, rivolge un appello alle organizzazioni per i diritti umani

Sahara occidentale | Ragazzo investito polizia

Ayoub El-Ghen ha 18 anni e la sera di giovedì 28 giugno si trovava nelle strade di Laayoune (o El Aaiún) capitale ufficiosa del Sahara Occidentale) per manifestare pacificamente in occasione della visita dell’inviato speciale delle Nazioni Unite per il Sahara Occidentale, il tedesco Horst Köhler.

Come altri ragazzi della sua età, Ayoub partecipa da anni alle manifestazioni per ottenere un referendum per l’autodeterminazione del Sahara Occidentale, un’ex colonia spagnola situata nella costa nordoccidentale dell’Africa, annessa al Marocco nel 1975.

Le manifestazioni rientrano nell’annosa disputa tra la popolazione saharawi, che chiede il diritto all’autodeterminazione, e lo stato marocchino.

A volte, durante le proteste, la polizia ha inseguito Ayoub per arrestarlo, ma lui è sempre riuscito a scappare.

Il 28 giugno, però, è andata diversamente.

“Le autorità marocchine sono ricorse alla repressione violenta per fermare i manifestanti e ci sono stati più di cento feriti, tra cui alcuni gravi”, racconta a TPI.it Mohamed Dihani, direttore di Western Sahara Times, sito a favore della causa saharawi.

Ayoub racconta di essere stato inseguito da un’auto della polizia per un intero isolato. Mentre lui scappava, l’auto è salita sul marciapiede a folle velocità schiacciandolo contro il muro di una casa, ed è poi fuggita senza prestare soccorso.

Dihani, che è in contatto con la famiglia di Ayoub, racconta che sono stati gli amici lì presenti a portare Ayoub al riparo all’interno di una casa, finché è arrivato suo zio che lo ha portato all’ospedale con la sua auto.

“All’ospedale si sono inizialmente rifiutati di prendere in carico il ragazzo perché non era arrivato con un’ambulanza, ma saputo poi che l’incidente era stato causato da un’auto della polizia lo hanno accettato per evitare complicazioni”, dice.

“Da quel momento alla famiglia è stato impedito di vederlo. Le sole notizie arrivate da alcune telefonate dicevano che Ayoub era morto”. Informazione che non corrispondeva alla realtà.

Ayoub ha le ossa del bacino fratturate in 5 punti e non riesce a muoversi. La famiglia dice di aver potuto vederlo solo dopo che, il 30 giugno, il ragazzo è stato trasferito in elicottero a Marrakech, al centro medico universitario Mohamed VI.

Oggi, 23 luglio, Ayoub ha pubblicato la sua testimonianza in un video, ma poi, come fa sapere Dihani, ha ricevuto una visita da parte degli agenti marocchini che lo hanno minacciato per aver girato il filmato.

“Dal momento del ricovero di Ayoub, in ospedale non è stato fatto nulla per mancanza di uno specialista”, sostiene Dihani, e anche dopo il trasferimento “non è stato fatto niente, tranne somministrargli medicine e iniezioni”.

“La famiglia ha dovuto provvedere a sue spese a comprare un letto, perché altrimenti il figlio avrebbe dovuto dormire sul pavimento, e sta pagando anche tutte le medicine, i pannolini e tutto ciò che viene dato al ragazzo”, aggiunge il giornalista.

“All’ospedale continuano a ripetere che stanno aspettando due specialisti ma non danno notizie sulle condizioni del ragazzo. Intanto sia l’ospedale che la casa della famiglia continuano ad essere presidiati dalla polizia”.

Ayoub frequenta la seconda superiore ed è conosciuto nel quartiere come un bravo ragazzo ben educato. I genitori sono divorziati e il ragazzo vive con la madre e il fratellino disabile.

“La casa è stata circondata dalla polizia perché la gente iniziava ad arrivare in massa per solidarietà e per sostenere la famiglia”, spiega Dihani, che aggiunge che gli agenti della polizia marocchina avrebbero anche picchiato alcuni membri della famiglia del ragazzo e arrestato per 24 ore lo zio.

“Alcune zie hanno sporto denuncia ma il procuratore marocchino non ha fatto nulla”, racconta il giornalista, che ha girato dei video insieme alla famiglia del ragazzo per far sapere cosa è accaduto.

Il governo del Marocco non ha ammesso alcuna responsabilità.

La storia è stata confermata a TPI.it da Brahim Dihani, membro e coordinatore amministrativo dell’associazione saharawi ASVDH (Association Sahraouie des Victimes des Violations Graves des Droits de l’Homme).

“Mentre era all’ospedale di Laayoune, una persona ha filmato e gli ha fatto pressione per confermare che l’incidente fosse stato in un posto diverso dal luogo reale e fosse stato causato da un’auto civile, e non dalla polizia”, spiega Ibrahim.

La famiglia di Ayoub fa appello a tutte le associazioni e organizzazioni per i diritti umani, locali e internazionali, affinché venga loro comunicata la verità sulle condizioni del figlio, che è tenuto sempre sotto farmaci e in stato semi-incosciente.

Chiedono ad Amnesty, Human Rights Watch alle Nazioni Unite di fare pressione sul governo marocchino perché venga fatta luce sull’accaduto e vengano puniti i colpevoli.

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