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Trump, al comizio di Tulsa meno fan del previsto: “Rallentiamo i tamponi per il Coronavirus”

Poi la precisazione della Casa Bianca: "Ovviamente stava scherzando"

Di Anna Ditta
Pubblicato il 21 Giu. 2020 alle 08:29 Aggiornato il 21 Giu. 2020 alle 11:36
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Immagine di copertina
Trump durante il comizio a Tulsa. EPA/ALBERT HALIM

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è tornato ieri a parlare ai suoi sostenitori nel primo comizio dopo l’emergenza Coronavirus e in un’America ancora scossa dalle proteste per la morte di George Floyd. Il leader è intervenuto nella Bok Arena di Tulsa, in Oklahoma, piena solo per due terzi, e ha rilanciato la sua sfida per le presidenziali del 3 novembre. “Cominciamo la nostra campagna”, ha detto ripartendo dalle parole pronunciate esattamente un anno fa a Orlando, in Florida.

Il comizio di Trump

“Siamo il partito della legge e dell’ordine, siamo il partito di Abramo Lincoln, e voi i guerrieri”, ha dichiarato Trump, contrapponendosi al fronte dei radicali, anarchici che “puntano a gettare il Paese nel disordine”. Per quasi due ore il presidente ha parlato a braccio, lanciando attacchi contro la Corte Suprema, accusata di “aver avviato l’occupazione” per la sua decisione sui dreamers, e criticando le “fake news” per “aver tenuto la folla lontana, spaventandola con il rischio contagi”. Trump ha definito il suo sfidante, il democratico Joe Biden, un “pupazzo indifeso mosso dai radicali di sinistra”. E lo ha criticato anche sulla lotta al razzismo: “Ho fatto più io per i neri in quattro anni che lui in 47”, ha detto.

Il capo della Casa Bianca ha attaccato chi ha abbattuto le statue di Cristoforo Colombo, accusato di essere stato un colonialista, dichiarando il suo “amore per l’Italia”, e ha promesso ai suoi sostenitori che i dati economici “torneranno ai livelli più grandi di sempre entro il 3 novembre”, giorno delle presidenziali. Ha ricordato di aver “salvato centinaia di migliaia di vite”, bloccando l’arrivo di passeggeri dalla Cina “prima di qualsiasi altra nazione nel mondo”. Ha ironizzato sui molti nomi con cui il virus viene chiamato, definendolo per la prima volta “Kung-flu“. Inoltre è tornato, con ironia, sui dubbi sollevati dai media riguardo le sue condizioni di salute. Più avanti nel suo discorso, Trump ha detto di aver chiesto di “rallentare i test” perché il loro aumento porta un aumento dei casi. La Casa Bianca è stata costretta a precisare: “Ovviamente l’ha detto scherzando. Siamo molto orgogliosi dei 25 milioni di test fatti”.

Poi si è rivolto al movimento di Black Lives Matter: “Non ci inchineremo mai davanti al nostro inno e alla nostra grande bandiera americana”. “Non ci fermeremo dal combattere – ha concluso – nel difendere la nostra Costituzione, noi crediamo nella famiglia, nel sistema americano e non nella burocrazia. Noi non cambieremo il nostro motto: crediamo in Dio, e il nostro obiettivo resta sconfiggere il fascismo e il comunismo per fare del nostro Paese il più grande del mondo”.

Delusione per le presenze, momenti di tensione alla fine del comizio

Nonostante l’entusiasmo, per il tycoon il nuovo inizio di campagna ha portato a una prima sconfitta sui numeri: alla vigilia dell’evento il suo staff aveva parlato di entusiasmo tracimante, con quasi un milione di richieste di biglietti a fronte dei 19 mila posti disponibili per assistere al comizio. Le presenze, tuttavia, hanno deluso. Trump ha annullato l’incontro all’aperto perché la piazza era semivuota, mentre l’Arena si è presentata piena solo a poco più di metà, con l’anello superiore deserto (e probabilmente dietro c’è lo zampino degli adolescenti di TikTok). Tra il pubblico, quasi nessuno ha indossato la mascherina, nonostante venissero distribuite all’ingresso.

Momenti di tensione sono stati registrati al termine del comizio, quando un gruppo di uomini armati ha seguito i manifestanti anti-Trump e uno di loro con una maglietta raffigurante il presidente è uscito dall’auto e ha spruzzato spray al peperoncino contro i rivali. La polizia è intervenuta col lo spray irritante per disperdere la folla.

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