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Ecco il video pubblicato da Trump bollato da Twitter come “contenuto manipolato”

Di Massimiliano Mattiello
Pubblicato il 19 Giu. 2020 alle 10:46
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Immagine di copertina

Twitter ha bollato un video postato da Donald Trump come “Contenuto multimediale manipolato”. Il presidente degli Stati Uniti ha diffuso sul suo profilo una sorta di “spot” contro le fake news in cui si vedeva un bambino di colore scappare e uno bianco che lo inseguiva. Il sottopancia recitava “Bimbo fugge da bambino razzista” e recava la firma della CNN. L’emittente è una delle più autorevoli del Paese e il Tweet del presidente voleva tacciarli di diffondere notizie false, una delle principali battaglie di Trump, entrato in guerra contro i social. Il video, nella seconda parte, mostrava come “le cose erano andate realmente”, ovvero come i due bambini stessero giocando e fossero davvero felici di vedersi.

Il problema è che già nel 2019 la CNN aveva condiviso il video mostrando i due bambini abbracciati e contenti di giocare tra loro. Inoltre, come fatto notare da diversi utenti, compreso il giornalista Ted Johnson, quel sottopancia – la parte inferiore dei servizi tg che reca le intestazioni – non ha nemmeno i caratteri usati normalmente dalla CNN, non era quindi possibile fosse stata la All News americana a diffondere il video. Il video era quindi stato modificato in partenza proprio per screditare l’emittente e cercare di portare acqua al mulino di Trump nella sua battaglia contro i media. Il video ha superato le 11 milioni di visualizzazioni.

Twitter contro Trump: i precedenti

Con l’etichetta apposta da twitter sotto il video di Trump si arricchisce di un nuovo capitolo la faida tra i social e il numero uno della Casa Bianca. Il tutto era iniziato quanto il social network aveva realizzato un fact checking su un post del presidente. Il tycoon era andato su tutte le furie: “Pronti a chiudere i social”, aveva dichiarato.

In seguito un altro tweet firmato Trump era stato segnalato. Si trattava di una dichiarazione rilasciata dal presidente in seguito alle proteste a Minneapolis. “Manifestanti teppisti, con i saccheggi si inizia a sparare”, aveva scritto il numero uno della Casa Bianca. Per Twitter si trattava di “incitamento alla violenza” e dunque il messaggio andava in parte oscurato.

In seguito Facebook, Twitter ed Instagram avevano rimosso un post su George Floyd pubblicato dalla campagna per la rielezione di The Donald in quanto conteneva materiale non conforme al “Digital millennium copyright act”, la  legge sul diritto d’autore digitale. Trump aveva risposto alle varie mosse dei social network firmando un ordine esecutivo per rimuovere la Section 230 ovvero la legge che tutela piattaforme come Twitter da responsabilità legali per contenuti scritti da terzi. Ieri però Facebook ha rimosso un post del tycoon perché conteneva “un simbolo nazista”.

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