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Le torture in Burundi contro gli oppositori del presidente Nkurunziza

La polizia del Burundi avrebbe torturato i detenuti arrestati per costringerli a confessare informazioni sui gruppi d'opposizione del presidente Pierre Nkurunziza

Di TPI
Pubblicato il 26 Ago. 2015 alle 13:26 Aggiornato il 9 Set. 2019 alle 19:30
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Immagine di copertina

Le forze armate del Burundi hanno torturato gli oppositori del presidente Pierre Nkurunziza, secondo quanto denuncia un report dell’ong Amnesty International.

Il servizio di intelligence nazionale e la polizia del Burundi avrebbero imprigionato i manifestanti senza mandato d’arresto e li avrebbero torturati per obbligarli a confessare informazioni circa i gruppi d’opposizione nel Paese.

Le vittime hanno raccontato che la polizia li colpiva con spranghe di metallo, immergeva le loro teste sotto l’acqua sporca o li sottoponeva a scosse elettriche.

Un testimone ha detto di essere stato rinchiuso in stanze piccolissime, riempite di pietre o di lastre di ghiaccio con cui la polizia minacciava di colpirlo se non avesse confessato i nomi di altri dissidenti politici. Ha dovuto stilarne una lista e firmare una dichiarazione in cui si impegnava a non partecipare più ad altre manifestazioni contro il presidente Nkurunziza.

“Hanno iniziato a picchiarmi con una sbarra di ferro. Poi mi hanno chiesto di spogliarmi. Hanno preso un contenitore pieno di sabbia e l’hanno legato ai miei testicoli. Mi hanno lasciato così per oltre un’ora e sono svenuto. Quando ho ripreso conoscenza, mi hanno fatto sedere sopra una pozza di acido di batteria, che bruciava terribilmente”, ha raccontato una delle vittime all’ong. 

Ai prigionieri non è stato concesso di essere assistiti da un avvocato e finora non è stata iniziata alcuna indagine in relazione ai casi di tortura denunciati.

“Le testimonianze che abbiamo ricevuto sono devastanti perché la tortura e altri maltrattamenti sono proibiti sia dalla costituzione del Paese che dai trattati regionali e internazionale, di cui il Burundi è parte”, ha dichiarato Sarah Jackson, vice direttore di Amnesty International per l’Africa orientale, il corno d’Africa e la regione dei Grandi Laghi.

Nei mesi scorsi è successo più o meno di tutto in Burundi: le elezioni presidenziali sono state inizialmente rimandate, cui ha fatto seguito un periodo di duri scontri e proteste tra manifestanti e autorità.

Gli oppositori protestavano contro la decisione del presidente Nkurunziza di candidarsi per la terza volta, nonostante la costituzione del Paese imponesse un limite di due mandati.

Nel maggio è stato anche tentato un colpo di stato. Da allora sono proseguiti i disordini, che si sono concentrati nel nord del Paese. Nkurunziza è infine stato rieletto per la terza volta il 21 luglio scorso, ma i partiti dell’opposizione hanno boicottato il voto. 

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