Super Tuesday, il risveglio di Joe Biden

L'ex vicepresidente fa ordine in delle primarie che rischiavano di diventare un caos. Sanders tiene, ma diventa inseguitore, mentre i miliardi di Bloomberg non comprano la nomination

Di Stefano Mentana
Pubblicato il 4 Mar. 2020 alle 11:56 Aggiornato il 4 Mar. 2020 alle 11:56
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Immagine di copertina
Joe Biden. Credit: Ansa

Il Super Tuesday storicamente è il primo vero giro di boa delle primarie americane, il giorno in cui si capisce chi è il frontrunner tra i candidati, chi è fuori dai giochi, chi ha ancora i numeri per inseguire la nomination. Il Super Tuesday di ieri è stata l’occasione per mettere ordine in delle primarie che, tra un numero dispersivo di candidati e il pasticcio dei caucus in Iowa, rischiavano di concludersi nel caos. E a mettere ordine, ieri notte, c’ha pensato l’ex vicepresidente Joe Biden. Favorito prima dell’inizio delle primarie e nome di maggior spessore sulla carta, Biden si era mostrato debole, a tratti assente, e il suo risultato nei primi tre stati al voto era stato nettamente al di sotto delle aspettative. Nel frattempo Bernie Sanders, il candidato che ha rappresentato l’ala sinistra in questa primarie, ha saputo catalizzare su di sé un elettorato solido che, stato dopo stato, sembrava potesse diventare determinante per la nomination, con gli altri candidati moderati che cercavano di proseguire la corsa per prendere il testimone di un Biden che sembrava sempre più destinato a lasciare la corsa.

La svolta, tuttavia, è arrivata lo scorso fine settimana, con la netta affermazione di Biden in South Carolina. Il voto nello stato meridionale ha mostrato come il consenso dell’ex vicepresidente tra gli afroamericani – uno zoccolo duro dell’elettorato democratico – sia stato particolarmente solido, e che gli altri esponenti dell’area cosiddetta “moderata” non avevano i margini per ottenere risultati importanti tra le minoranze etniche. In un paio di giorni, hanno lasciato la corsa l’imprenditore Tom Steyer, l’ex sindaco di South Bend Pete Buttigieg, che aveva ottenuto ottimi risultati in Iowa e New Hampshire, e la senatrice del Minnesota Amy Klobuchar. A questo punto, il vero anti-Sanders è diventato ufficialmente e a tutti gli effetti Joe Biden. Questa ritrovata unità, tuttavia, non è stata solo sulla carta né un’operazione verticistica delle alte sfere dei democratici, che non hanno mai visto il “socialista” Sanders di buon occhio, ma l’effetto di una candidatura che si è saputa risvegliare dal torpore iniziale, che ha saputo prendere, almeno nel voto di ieri, per i capelli l’elettorato democratico e portarlo dalla sua parte, mettendo ordine in primarie che sembravano destinate al caos.

Biden, oltre a vincere in tutti gli stato con una forte presenza afroamericana, ha vinto in Texas, uno dei principali teatri di questo Super Tuesday, in Minnesota, dove quattro anni fa aveva vinto Sanders contro Hillary Clinton, e in uno stato dove l’elettorato democratico è storicamente forte come il Massachusetts. Bernie Sanders, superato dall’ex vice presidente, porta a casa comunque un ottimo risultato, rappresentato soprattutto dalla vittoria in California, lo stato più popoloso degli Stati Uniti nonché roccaforte dei democratici, dove ha ottenuto una vittoria non scontata. Il vero sconfitto del voto di ieri, tuttavia, è il miliardario ed ex sindaco di New York Michael Bloomberg. La sua campagna elettorale aveva scatenato numerose polemiche per via delle sue spese elevatissime in spot pubblicitari, criticate soprattutto da Bernie Sanders che ha fatto della lotta alle disuguaglianze un cavallo di battaglia. Bloomberg, inoltre, è entrato ieri nella corsa elettorale, e il Super Tuesday è stato quindi il suo primo test.

L’obiettivo del magnate era probabilmente quello di entrare in corsa in delle primarie caotiche in cui l’ala moderata del partito era alla ricerca di un punto di riferimento: se fino a pochi giorni fa il terreno per un’operazione del genere sembrava fertile, la vittoria di Biden in South Carolina ha chiuso la porta a Bloomberg, che così al Super Tuesday si è ritrovato a doversi accontentare della vittoria nelle Samoa Americane e una serie di risultati a due cifre che gli permettono di ottenere delegati ma non di entrare davvero in partita. Risultato negativo anche per Elizabeth Warren, senatrice del Massachusetts che sembra rimanere ai margini della competizione e nel suo home-state arriva addirittura terza. Può invece vantare i suoi primi delegati Tulsi Gabbard, la congressista delle Hawaii, che pur rimanendo marginale come numero di voti ottiene un ottimo risultato nelle già citate Samoa Americane che le permette di ottenere due delegati. E adesso? Biden è diventato a tutti gli effetti il front-runner, e Sanders l’inseguitore, mentre gli altri candidati sembrano tagliati ormai fuori dalla corsa. Il prossimo voto è previsto la settimana prossima in sei stati: Idaho, Michigan, Mississippi, Missouri, North Dakota e Washington. Sarà in questo voto che si capirà se Biden può spiccare il volo o Sanders può contendergli la candidatura.

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