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Sudan, polizia attacca sit-in di protesta: 60 morti

Di Luca Serafini
Pubblicato il 5 Giu. 2019 alle 08:20 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 11:06
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Immagine di copertina
Credit: ASHRAF SHAZLY / AFP

SUDAN MORTI MANIFESTANTI – Sale ad almeno 60 morti il bilancio delle vittime delle violenze a Khartoum, la capitale del Sudan, a causa dell’intervento della Polizia durante il sit-in di protesta che è in in corso da mesi davanti al quartier generale dell’esercito. A renderlo noto sono i gruppi medici dell’opposizione, secondo quanto riportato dalla Bbc.

L’unità paramilitare Forze di supporto rapido, riferisce l’emittente, continua ad attaccare i civili che manifestano contro i militari insediatesi al potere dopo la destituzione dell’ex presidente Omar al Bashir.

Alcuni testimoni, martedì 4 giugno, hanno riferito che sono stati sparati colpi d’arma da fuoco e che è stato dato fuoco ad alcune tende dei dimostranti, che chiedono una rapida transizione dei poteri ad un’autorità civile da parte della giunta militare che lo scorso aprile ha deposto l’ex presidente.

Nei giorni scorsi sono fallite le trattative per arrivare a un accordo su un governo condiviso tra il Consiglio militare di transizione e i gruppi di opposizione.

I negoziati, in particolare, vertono sulla composizione del Consiglio sovrano che, durante il periodo di transizione di tre anni concordato tra le parti, dovrebbe gestire gli affari correnti del Sudan e condurre il paese verso nuove elezioni.

I manifestanti vogliono ottenere una rapida transizione verso un governo civile, mentre da parte dell’esercito, che regge il potere dopo il colpo di stato, si punta a un Consiglio sovrano che sia guidato da militari.

“Consapevoli della nostra responsabilità storica, lavoreremo per raggiungere un accordo urgente che soddisfi le aspirazioni del popolo sudanese e gli obiettivi della gloriosa rivoluzione di dicembre”, si legge in una nota ufficiale diffusa il 21 maggio scorso dal Consiglio militare, che tuttavia non fornisce una data per la ripresa dei colloqui e accusa i manifestanti di non avere rispettato un’intesa sull’allentamento delle proteste mentre i colloqui erano in corso.

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