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Sudan, firmato l’accordo per la transizione tra i militari e l’opposizione

Di Marta Facchini
Pubblicato il 17 Lug. 2019 alle 16:16 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 11:06
Immagine di copertina
Credit: Afp

In Sudan firmato l’accordo tra civili e militari per un governo di transizione

Dopo una lunga notte di negoziati, i militari sudanesi e i leader delle proteste hanno firmato un accordo di condivisione del potere per i prossimi tre anni di transizione. Al termine dei colloqui per definire i dettagli, alla presenza di mediatori dell’Unione Africana e dell’Etiopia, la parti hanno siglato una dichiarazione politica per il passaggio ai civili del potere preso dai militari dopo la destituzione di Omar al-Bashir, che aveva governato il paese per trent’anni.

Come riportato da Associated Press, un secondo documento, la “dichiarazione costituzionale”, sarà firmato nei prossimi giorni.

L’accordo costituisce un significativo passo in avanti dopo le proteste che hanno attraversato il paese dallo scorso novembre e che hanno portato alla fine del regime. Mohamed Hamdan Dagalo, vice responsabile della giunta militare, ha definito l’intesa “un momento storico” per il Sudan.

Secondo quanto affermato da Mohamed Hassan Ould Labat, il mediatore dell’Unione Africana che ha assistito ai negoziati, l’accordo prevede che gli oppositori e la giunta militare si alternino alla guida di un Consiglio sovrano per un periodo di tre anni. All’inizio del mese, le parti avevano concordato di formare “un consiglio sovrano” composto da cinque militari e cinque civili. Il compromesso prevede che un’undicesima poltrona sia assegnata a un civile cin background militare.

I precedenti negoziati erano falliti quando il 3 giugno le forze di sicurezza avevano ucciso almeno 130 manifestanti riuniti in un sit-in davanti al quartier generale delle forza armate a Khartum, la capitale.

Un membro di una missione di pace dell’Onu e cinque civili hanno perso la vita in un attacco mirato contro i peacekeeper avvenuto in un mercato al confine tra Sudan e Sud Sudan, nella città di Abyei, in un’area ricca di petrolio e contesa tra i due paesi.

Nell’attacco, sferrato da un gruppo di sconosciuti, è rimasto ferito un secondo peacekeeper, secondo quanto precisato da portavoce delle forze di pace, Farhan Haq.  Le forze Onu presenti nel distretto di Abyei, in zona dal 2011, hanno inviato delle truppe per garantire la sicurezza dell’area e fare chiarezza su quanto accaduto.