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Home » Esteri

Sudan, sui social network la campagna per sensibilizzare sulle violenze dell’esercito

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Sudan campagna social violenze – “Cambia la foto del tuo profilo. Fai sapere al mondo cosa sta succedendo. Non possiamo essere ridotti al silenzio: insieme resistiamo, divisi cadiamo, la nostra forza è nella nostra unità”. Sono le parole scritte su Instagram da Remaz Mahgoub Khalaleyal, un’attivista sudanese-americana che ha lanciato sui social network una campagna per sensibilizzare su quanto sta accadendo in Sudan.

L’autrice del gesto ha chiesto di cambiare l’immagine della foto profilo sostituendola con uno sfondo interamente blu e di accompagnarla con gli hastagh #iamthesudanrevolution e #bluforsudan.

Il gesto, che vuole esprimere solidarietà con i manifestanti secondo quanto riportato da The New Arab, sembra essere legato all’uccisione di una delle persone che hanno perso la vita negli scontri dello scorso 3 giugno quando i sit-in di protesta a Khartoum, la capitale, sono stati repressi con violenza dall’esercito.

Il colore è stato scelto per onorare “Mohammed Mattar, una delle vittime del massacro (del 3 giugno, ndr), la cui foto del profilo è stata cambiata con la stessa immagine prima della sua morte”, ha scritto Khalaleyal.

“Si tratta di uno sforzo di sensibilizzazione dato che noi, la diaspora sudanese, siamo l’unica voce rimasta: in Sudan internet è stato completamente disattivato, il governo l’ha chiuso per nascondere i suoi massacri e i suoi crimini contro i civili”, ha aggiunto l’attivista riferendosi ai cittadini sudanesi che si trovano all’estero e hanno ancora la possibilità di utilizzare il web per comunicare.

Il 3 giugno le forze di sicurezza hanno disperso con la forza i sit-in pro-democrazia organizzati nella capitale, provocando la morte di oltre cento manifestanti e oltre 700 persone sono rimaste ferite. Secondo il Fondo per l’infanzia delle Nazioni Unite, da allora almeno 19 bambini sono stati uccisi nel paese e altri 49 sono rimasti feriti.

Le milizie, stando a fonti mediche citate dal Guardian, hanno compiuto anche una settantina di stupri ma, considerando chi non ha sporto denuncia per paura di ritorsioni, il numero potrebbe essere più alto.

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