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Perse ex moglie e figlio nell’attentato di Nizza, tre anni dopo papà muore consumato dal dolore

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 16 Giu. 2019 alle 19:14 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 23:29
Immagine di copertina

Strage Nizza morto di dolore | Era la sera del 14 luglio 2016 quando un grosso camion bianco investiva la folla che si era riunita a Nizza per assistere ai fuochi d’artificio, in occasione della festa nazionale francese che commemora la presa della Bastiglia, causando la morte di oltre 84 persone, tra cui dieci bambini. Più di duecento persone rimasero ferite.

In quel tragico attentanto perse la vita Kylan, 4 anni, e Olfa Mejri; rispettivamente figlio ed ex moglie di Tahar Mejri. L’uomo, che per tre anni non è riuscito ad accettare la grave perdita, “si è lasciato morire, talmente era triste e svuotato”.

Non ce l’ha fatta, ha voluto seguire la stessa sorte: “non aveva alcun istinto suicida – testimoniano quelli dell’Associazione delle vittime che lo conoscevano bene – ma si è lasciato morire”.

Ha girato due giorni per Nizza in cerca del figlio per poi scoprire che il bimbo era morto.

La morte è stata annunciata dalla pagina Facebook dell’associazione Mémorial des Anges, che da quel giorno di metà luglio di tre anni fa si occupa di ricordare le vittime di quell’attentato e si batte per la costruzione a Nizza di un sacrario laico.

“Morire di amore. È con grande tristezza che vi annunciamo il decesso di Tahar Mejri, 42 anni, papà di Kylan Mejri, morto il 14 luglio 2016. Tutti i nostri pensieri, il nostro affetto e il nostro sostegno alla sua compagna Rachel che malgrado tutto il suo amore non è riuscita a farlo uscire dalla sua indicibile sofferenza”.

Il post è accompagnata da una foto in cui Tahar e Rachel sono abbracciati.

L’ex moglie era stata spazzata via da quel Tir, e Tahar l’aveva vista morire. Kylan invece aveva fatto perdere le sue tracce e Tahar aveva iniziato a cercarlo per tutti gli ospedali della città, senza dormire, senza mangiare, senza concedersi tregua.

In quelle lunghe ore sospeso in una bolla, Tahar aveva anche chiesto aiuto perché qualcuno gli fornisse informazioni. In un video ancora reperibile in rete lo si vede intervistato dal cronista di una televisione: “Sono quarant’otto ore che cerco mio figlio. Se è morto d’accordo. Se è vivo d’accordo. Ma voglio saperlo”. Lo saprà poco dopo. Kylan era morto anche lui.

Da quel momento Tahar diventerà un simbolo, farà della sua vita un atto di testimonianza, da musulmano, della follia dell’odio religioso. Dopo aver sepolto Kylan nel corso di una cerimonia funebre in una moschea della periferia di Nizza, quella di ar-Rahma nel sobborgo di Ariane, iniziò a girare indossando spesso una t-shirt con la foto del figlio.

Strage Nizza morto di dolore | Cosa è successo a Nizza