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Sospeso il giudice dell’Alabama che si opponeva ai matrimoni gay

Roy Moore, presidente della Corte suprema dell'Alabama di stampo ultra conservatore, aveva emanato una direttiva per negare le licenze matrimoniali alle coppie gay

Di TPI
Pubblicato il 1 Ott. 2016 alle 14:23 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 02:36
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Immagine di copertina

Il presidente della Corte suprema dello stato americano dell’Alabama è stato rimosso dal suo incarico venerdì 30 settembre 2016 per aver rifiutato di adeguarsi alla decisione federale di legalizzare i matrimoni tra persone dello stesso sesso.

Roy Moore, 69 anni, ha violato l’etica giuridica emanando la direttiva di negare le licenze matrimoniali alle coppie formate da persone dello stesso sesso in aperto contrasto con la decisione della corte federale.

Si tratta della seconda sospensione per il conservatore Moore che in precedenza si era rifiutato di rimuovere un monumento dedicato ai dieci comandamenti da un edificio governativo.

Secondo il giudice dell’Alabama, la decisione “è il risultato di una pressione politica da parte degli omosessuali radicali e dei gruppi transgender affinché io fossi rimosso dall’incarico di presidente della Corte suprema per via della mia ferma opposizione ai loro scopi immorali”.

L’avvocato di Moore, Mat Staver, ha fatto sapere che ricorrerà in appello contro la decisione della Corte di giustizia dell’Alabama, e sostiene la rimozione dall’incarico del suo cliente è un abuso di potere.

Ma gli attivisti per i diritti civili festeggiano la vittoria: “La gente dell’Alabama che tiene in gran conto lo stato di diritto non rimpiangerà l’ayatollah dell’Alabama”, ha commentato Richard Cohen, presidente del Southern Poverty Law Center.

“Lo spettacolo di un presidente della Corte suprema dello stato che invita gli altri giudici a non seguire un ordine della corte federale mina l’integrità del sistema giudiziario”, ha aggiunto Cohen.

La Corte di giustizia che ha sospeso Moore ha rilevato che la direttiva da lui emanata il 6 gennaio scorso mostrava “disprezzo per una legge federale vincolante”, ovvero la decisione del giugno del 2015 della Corte suprema degli Stati Uniti di garantire alle coppie gay e lesbiche il diritto al matrimonio.

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