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Home » Esteri

Siria, due attentati in poche ore: decine di morti e feriti

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Credit: Hisam el Homsi / ANADOLU AGENCY

Due autobombe esplose in poche ore hanno provocato decine di morti e feriti, oggi, giovedì 11 luglio, nel nord della Siria. Il primo attentato è avvenuto nei pressi di un checkpoint ad Afrin, città nord-occidentale controllata dall’esercito della Turchia. Il secondo ha colpito invece vicino a una chiesa a Qamishli, villaggio nord-orientale sotto il controllo delle forze curde dell’Ypg.

Entrambi gli attentati sono stati denunciati dall’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria [qui tutte le notizia sulla Siria].

Ad Afrin il bilancio sarebbe di almeno 13 morti, di cui 8 civili, e 35 feriti. Un camion-bomba carico di benzina è esploso a un checkpoint all’ingresso della città. L’attacco non è stato rivendicato, ma i media turchi puntano il dito contro i curdi dell’Ypg (Unità di protezione popolare) a cui l’esercito di Ankara ha strappato il controllo dell’area lo scorso anno con l’operazione militare ribattezzata ‘Ramoscello d’ulivo’. In seguito all’esplosione nella zona è divampato un vasto incendio.

A Qamishli il numero delle vittime è ancora imprecisato, mentre ci sono almeno 7 feriti accertati. Secondo fonti locali, un’autobomba piazzata vicino alla chiesa della Vergine Maria è improvvisamente esplosa. La città, al confine tra Turchia e Iraq, è al centro di tensioni tra la comunità curdo-siriana e le forze governative siriane, che controllano l’aeroporto e un perimetro di sicurezza nel centro cittadino. Per il momento non ci sono rivendicazioni dell’attentato.

Esclusivo TPI: la Siria brucia ma nessuno ne parla più. Case e campi in fiamme nel Rojava

Intanto, secondo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria, nel campo profughi di al Hol, nell’est del Paese, nelle ultime settimane circa 50 minori, molti dei quali bambini e neonati, sono morti per stenti e mancanza di cure mediche. Tra le vittime ci sarebbero figli di jihadisti morti o catturati di origine europea. Il campo, vicino al confine iracheno, ospita più di 70mila persone per lo più provenienti da zone in passato controllate dall’Isis. Secondo le fonti, i nuovi 50 decessi portano a 358 il numero di minori morti dal dicembre scorso all’8 luglio.

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