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Home » Esteri

I serbi di Bosnia hanno votato SÌ al referendum che minaccia la pace nel paese

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Una larghissima maggioranza si è espressa per il mantenimento del 9 gennaio come festa nazionale. Il referendum era stato dichiarato incostituzionale

I serbi di Bosnia hanno votato a larghissima maggioranza per il mantenimento del 9 gennaio come festa nazionale. Oltre il 99,8 per cento ha infatti votato SÌ.

La Corte costituzionale aveva stabilito che quella data, rappresentando una discriminazione per i bosniaci musulmani e i croati cattolici, doveva essere cambiata.

I serbi di Bosnia il 9 gennaio 1992 avevano dichiarato la creazione di un proprio stato in Bosnia, alimentando un conflitto etnico in cui persero la vita circa 100.000 persone.

La Bosnia è ancora fortemente divisa tra le diverse etnie: quella serba che rappresenta la larga maggioranza, e quella croata e musulmana.

La Corte costituzionale, con sede nella capitale bosniaca Sarajevo, aveva vietato il referendum.

Il leader dei serbi di Bosnia e principale animatore della campagna referendaria, Milorad Dodik, ha dichiarato che il referendum sarebbe passato alla storia come il “giorno della determinazione serba”, dicendosi orgoglioso del risultato. 

Indipendentemente dal risultato, il referendum ha già danneggiato le relazioni etniche in Bosnia. 

Milorad Dodik, oltre ad aver sfidato l’autorità della Corte costituzionale, ha anche ignorato le pressioni da parte dell’Unione Europea e della stessa Serbia.

Sono inoltre aumentati i timori che possa indire un referendum sulla secessione.

L’alto rappresentante internazionale in Bosnia Erzegovina, Valentin Inzko, ha detto che il voto è stato “illegale e incostituzionale”.

L’alto rappresentante ha la capacità di rimuovere i politici dalla loro carica se minacciano i termini dell’Accordo di pace di Dayton. Ma negli ultimi anni quei poteri sono stati utilizzati solo raramente.

Nel paese esiste infatti la figura dell’alto rappresentante per la Bosnia ed Erzegovina, l’autorità prevista dagli accordi di Dayton del 1995, per la supervisione delle condizioni previste dagli accordi di pace che posero fine alla guerra in Bosnia ed Erzegovina.

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