Sciopero della fame a Guantanamo

Più di metà dei detenuti sta protestando, e la tensione nel campo di prigionia cresce sempre di più

Di Michele Teodori
Pubblicato il 25 Apr. 2013 alle 12:06 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 11:45
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Immagine di copertina

84 su 166 prigionieri detenuti presso il campo di prigionia statunitense di Guantanamo sono in sciopero della fame per protestare contro la loro detenzione a tempo indeterminato. La maggior parte di loro sono tenuti prigionieri senza alcun capo di accusa.

16 di loro sono alimentati forzatamente e cinque sono stati portati in ospedale. Secondo quanto riportano le autorità militari che gestiscono il campo, nessuno è in pericolo di vita.

Il loro sciopero è iniziato nel mese di febbraio e la solidarietà tra i detenuti è cresciuta rapidamente nelle ultime settimane. Una settimana fa gli scioperanti erano solo 53.

Non è la prima volta che si verificano proteste di questo tipo, ma quella in corso – che ha avuto inizio il 6 febbraio – è una delle più lunghe e con più larga partecipazione.

La causa iniziale della protesta sembra sia stata un’ispezione nelle celle dei prigionieri durante la quale gli addetti alla sorveglianza avrebbero strappato e rovinato alcune copie del Corano. I militari hanno subito negato queste voci.

La violenza è però davvero scoppiata nel carcere lo scorso 13 aprile, quando i detenuti sono stati portati fuori dalle loro celle e portati in un’area comune nel tentativo di fermare la protesta. Alcuni prigionieri si sono ribellati e hanno usato armi improvvisate contro le guardie, che hanno risposto con proiettili non letali.

“Stavamo cercando di essere pazienti e di lavorare con loro, dandogli l’opportunità di obbedire agli ordini. Abbiamo raggiunto il punto in cui stavamo accettando troppi rischi ed è arrivato il momento di agire“, ha detto il colonnello americano John Bogdan, direttore della base.

Più di metà dei detenuti è ufficialmente autorizzata al rilascio, ma sono costretti a rimanere presso l’impianto a causa delle restrizioni imposte dal Congresso.

“È impossibile mantenere la disciplina in un campo di prigionia in cui non vi è assolutamente alcuna speranza per gli uomini che vi sono confinati”, ha detto il tenente comandante Kevin Bogucki, un avvocato della Marina militare degli Stati Uniti in visita alla base.

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