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Gli Usa varano nuove sanzioni contro l’Iran: quali sono i rischi per l’export italiano

L’annuncio delle sanzioni è stato fatto dal segretario Usa al Tesoro, Steven Mnuchin, in una conferenza stampa congiunta con il segretario di Stato, Mike Pompeo. Ma quali sono le conseguenze?

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 11 Gen. 2020 alle 10:40
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Immagine di copertina
Trump Credit: Twitter

Gli Usa varano nuove sanzioni contro l’Iran

Gli Usa stabiliscono nuove sanzioni contro l’Iran dopo l’attacco missilistico alle basi Usa in Iraq. A dare l’annuncio della nuova guerra economica è stato il segretario Usa al Tesoro, Steven Mnuchin. Le misure colpiscono vari settori, tra cui il manifatturiero, il tessile e il minerario e avranno conseguenze anche per l’Italia.

Sanzioni Usa Iran: la guerra sul piano economico

Dopo aver soffocato le esportazioni di petrolio, crollate dai 2,5 milioni di barili al giorno a circa 250 mila, gli americani ora puntano a tagliare il resto dell’export, punendo le società straniere che acquisteranno materie prime o semilavorati dalle ultime realtà ancora vitali, come la Mobarakeh Steel Company, il più grande produttore di acciaio del Medio Oriente o la Iran Aluminium Company, che copre il 7 per cento dell’offerta di alluminio.

“Vogliamo tagliare le fonti di approvvigionamento del governo di Teheran, visto che questi fondi vengono usati per alimentare il terrorismo e le guerre per procura nella regione”, ha spiegato Mnuchin.

La situazione economica dell’Iran

L’Iran è già in grave difficoltà, come mostrano i dati della Banca Mondiale e del Fondo monetario internazionale. Nel 2016, subito dopo la firma dell’accordo sul nucleare, il prodotto interno lordo era cresciuto a ritmi “cinesi”: oltre il 12 per cento. Ma dopo le prime sanzioni sul petrolio imposte da Trump nel 2017 e nel 2018, il Paese è rapidamente scivolato in recessione e il pil è sprofondato a quota – 9 per cento (dato 2019).

Il potere di acquisto dei cittadini è stato stracciato, con un’inflazione al 42 per cento e addirittura al mostruoso 62 per cento se si considera solo il paniere dei beni alimentari. Il cordone di isolamento su banche e finanza permette al governo di Teheran di attingere solo al 10 per cento dei circa 80 miliardi di dollari di riserve in valuta pregiata.

Cosa rischia l’Italia

Delle sanzioni ne risentirà anche il nostro Paese perché l’Italia avrebbe le carte in regola e l’interesse, per le produzioni da esportare e il petrolio da importare, a firmare contratti con Teheran.

Le nuove sanzioni imposte dagli Stati Uniti però incideranno ancora di più su rapporti già indeboliti da anni e che neanche la pausa del 2015-2018 frutto dell’accordo sul nucleare aveva rinsaldato davvero negli scambi.

Se nel 2017 – secondo i dati dell’ambasciata italiana in Iran – l’interscambio Italia-Iran aveva raggiunto quota 5,1 miliardi di euro (facendo di Roma il primo partner europeo), già nel 2018 era sceso a 4,6 miliardi.

Nel 2019, per effetto del ritorno delle sanzioni Usa in più fasi a partire da metà 2018, la stima è di una “sensibile contrazione”. La stretta imposta adesso dall’amministrazione di Donald Trump non farà che rendere ancora più difficile le deboli relazioni economiche.

“Alla rincorsa del tempo perduto”: questo il titolo di un report della Sace (la società della Cdp che si occupa dell’internazionalizzazione delle imprese attraverso l’assistenza finanziaria e assicurativa) del novembre 2015, quando la fine delle sanzioni dopo l’accordo sul nucleare aveva fatto sperare in un’impennata nelle relazioni commerciali. Senza le sanzioni, stimava Sace, l’Italia avrebbe potuto cumulare maggiori esportazioni per circa 17 miliardi di euro nel periodo 2006-2018.

Ma la realtà si è rivelata più difficile di quanto prevedevano gli analisti. Se le attese per il 2018 erano di un export verso l’Iran pari a 2,5 miliardi di euro, il conteggio finale si è fermato a soli 1,7 miliardi. Per il 2019 è stimato in calo di oltre un quarto, a 1,2 miliardi. Agli iraniani le nostre imprese, in buona parte pmi vendono soprattutto meccanica strumentale (61 per cento), poi chimica (10 per cento), apparecchi elettrici (9 per cento), metalli (4 per cento), gomma e plastica (3 per cento).

Rapporti Italia-Iran: cosa aspettarsi

La verità è che società italiane che fanno affari con l’Iran non ne sono rimaste tante. L’Eni non c’è più da tempo, e il petrolio era la principale fonte di importazione, con una quota del 12,5 per cento del fabbisogno italiano acquistato all’estero. In totale nel 2018 l’import dall’Iran valeva 2,8 miliardi di euro, ed era già in contrazione del 13 per cento.

Lavorare con l’Iran è diventato sostanzialmente impossibile o quasi: di fatto il Paese è isolato finanziariamente.

È questo lo scopo vero delle sanzioni: isolare economicamente un Paese, al di là di quanto prevedano le singole sanzioni, che ieri hanno colpito individui e entità operanti nel settori delle costruzioni, del manifatturiero, del tessile e del minerario come acciaio e alluminio.

Le speranze di riapertura verso l’Iran del 2016 sono state completamente disattese.

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