Far lavorare i bambini in India

Il consiglio dei ministri indiano ha approvato una riforma che regolarizzerà il lavoro per i bambini al di sotto dei 14 anni

Di Sabika Shah Povia
Pubblicato il 15 Mag. 2015 alle 21:00 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 23:24
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Immagine di copertina

Il consiglio dei ministri indiano ha approvato alcune modifiche alla legge che proibisce il lavoro minorile nel Paese. Secondo una recente riforma, i bambini sotto i 14 anni d’età potranno lavorare all’interno dell’industria d’intrattenimento e delle imprese a conduzione familiare, a patto che lo facciano fuori dall’orario scolastico o durante le vacanze.

Il piano fa parte di un progetto più articolato del governo di Narendra Modi volto a regolare il mercato del lavoro. Qui ci sono alcune cose utili da sapere a riguardo: 

Cosa si intende per “imprese a conduzione familiare” in India

In India le imprese a conduzione familiare sono moltissime e variano dalla tessitura dei tappeti alla lucidatura di pietre preziose, passando per la preparazione dei bidi (tipiche sigarette indiane) e la fabbricazione di serrature, giusto per elencarne alcune.

La definizione di impresa a conduzione familiare è tanto generica quanto volutamente vaga, e arriva quindi a includere diversi tipi di attività commerciali. Ciò in qualche modo permette alle famiglie indiane di far lavorare i bambini sin da piccoli.

Per quale motivo le ragazze saranno le più colpite

Gli attivisti per i diritti dei bambini in India hanno criticato duramente la recente riforma perché sostengono che anche il lavoro domestico possa essere considerato una sorta di impresa a conduzione familiare, della quale le ragazze risentiranno di più. Temono inoltre che, una volta risucchiate nel vortice dei lavori casalinghi, le ragazze avranno una minore possibilità di andare a scuola.

Le statistiche ufficiali del governo, infatti, dimostrano che nel 2014 i livelli di analfabetismo maschili erano fermi al 18 per cento, mentre quelli femminili al 36. Nello stesso anno, anche il numero di ragazze che abbandonano la scuola era il doppio di quello dei ragazzi.

Come giustifica le sue decisioni il governo indiano

L’intenzione del governo è quella di favorire lo sviluppo di uno spirito imprenditoriale nei bambini. Sostiene inoltre che il lavoro domestico, agricolo e di allevamento di animali sarà in ogni caso proibito ai bambini.

Attualmente in India è in vigore una legge che vieta ai bambini di lavorare come impiegati in 18 settori considerati “pericolosi” dal governo.

“In moltissime famiglie i bambini aiutano i genitori al lavoro, come l’agricoltura e l’artigianato, e nell’aiutarli, imparano anche i principi fondamentali del lavoro,” si legge in un comunicato del governo diffuso il 13 maggio 2015.

“Quindi, trovando un equilibrio tra l’esigenza di formazione per un bambino e la realtà della condizione socio-economica e il tessuto sociale del Paese, il consiglio dei ministri ha stabilito che un bambino può aiutare la sua famiglia o l’impresa a conduzione familiare, fatto salvo per un lavoro considerato pericoloso, al di fuori delle ore scolastiche o durante le vacanze”.

Perché tante critiche 

Non è facile ottenere numeri e statistiche sul lavoro minorile in un Paese sovraffollato come l’India, dove molti non denunciano neanche lo sfruttamento dei bambini. Ma, secondo i dati più attendibili, il numero dei bambini che lavorano è diminuito da 12.6 milioni nel 2001 a 4.3 milioni nel 2014.

Questo è accaduto anche grazie all’introduzione nel 2009 di una legge che garantisce il diritto a un’educazione gratuita e obbligatoria per i bambini tra i 6 e i 14 anni. Gli attivisti che criticano la recente riforma temono che i bambini possano abituarsi sin da piccoli all’idea del lavoro, con il rischio ulteriore di abbandonare la scuola se se sostenuti dalla loro famiglia.


Chi colpirà questa riforma 

Secondo alcuni, quelli che verranno più gravemente colpiti dalla recente riforma saranno i dalit – i fuori casta dell’India storicamente costretti ai lavori più umili -, i musulmani, le famiglie tribali e coloro che appartengono ad altre comunità marginalizzate.

“Tutte le nostre campagne per porre fine allo sfruttamento minorile, iniziate negli anni Ottanta, andranno in fumo”, ha detto Shamshad Khan, il presidente del Centre for Rural Education and Development Action.

“Le scuole rimarranno vuote e i bambini più poveri torneranno a lavorare in capannoni e fabbriche improvvisate che porteranno tutte il nomignolo di imprese a conduzione familiare”.

Secondo il governo, invece, sarà proprio questa nuova riforma ad aiutare i bambini che attualmente vivono al limite della soglia di povertà.

Quali saranno le punizioni per i trasgressori 

Rispetto alla legge precedentemente in vigore, le punizioni per i trasgressori saranno più severe. Alla prima infrazione, il trasgressore rischierà un periodo di incarcerazione che va dai sei mesi ai due anni, o una multa tra le 20 e le 50mila rupie indiane (275-690 euro circa). Alla seconda infrazione, il periodo di incarcerazione aumenterà da un minimo di un anno a un massimo di tre.

Se i trasgressori saranno i genitori dei bambini stessi, però, non subiranno conseguenze alla prima infrazione. In occasione della seconda o delle successive infrazioni, i genitori dovranno invece pagare una multa di massimo 10mila rupie, ovvero circa 138 euro. Precedentemente la punizione per i genitori dei bambini era uguale a quella prevista per qualsiasi altro trasgressore.


Quante condanne effettive ci sono state negli ultimi dieci anni 

Le statistiche relative ai dieci anni tra il 2004 e il 2014 del ministero del Lavoro indiano indicano che ci sono state complessivamente 1.168 condanne per sfruttamento di bambini nelle industrie definite pericolose, per le quali il governo ha raccolto 115 mila euro tra multe e tasse. Questi fondi erano stati originariamente destinati alla riabilitazione e la tutela dei bambini che lavorano, ma solo 6.9mila euro sono stati investiti in questo settore.

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