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I religiosi pakistani contro l’estremismo

Un gruppo di oltre 200 studiosi islamici ha firmato un decreto che condanna gli attentati jihadisti all'interno del Paese

Di Sabika Shah Povia
Pubblicato il 22 Mag. 2015 alle 14:10 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 16:54
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Immagine di copertina

“Gli attentati kamikaze sono vietati nell’Islam, secondo la Sharia”. È quanto è stato dichiarato da circa 200 membri dell’ulema pakistano, ovvero un gruppo di studiosi islamici riconosciuto per la sua specializzazione in legge sacra islamica e teologia, riunitosi nella città di Lahore, in Pakistan, domenica scorsa.

Il decreto, diffuso alla stampa dal maulana Ziaul Haq Naqshbandi, contiene anche una condanna a vari gruppi jihadisti tra cui l’Isis, al-Qaeda, Boko Haram e il Tehreek-i-Taliban Pakistan, questi ultimi responsabili dell’attentato alla scuola di Peshawar dello scorso dicembre, in cui persero la vita almeno 132 bambini.

A detta dell’ulema, è proprio la filosofia alla base di questi gruppi estremisti che sarebbe in contraddizione con i dettami del Corano: il loro modus operandi è basato su una scarsa conoscenza della religione, spesso di proposito storpiata e strumentalizzata al fine di giustificare le loro azioni anti-islamiche.

I “peggiori peccatori”, si legge nel decreto, sono invece coloro che attaccano i luoghi di culto dei non musulmani. Il decreto sottolinea il dovere di uno stato islamico di proteggere i suoi cittadini non musulmani dalla violenza religiosa, purtroppo molto frequente in Pakistan dove i non musulmani costituiscono solo il 3,6 per cento della popolazione totale.

Gli ulema vorrebbero inoltre formare un comitato con lo scopo di sradicare il terrorismo e abbattere la propaganda jihadista all’interno del Paese.

Oggi il gruppo di studiosi ha deciso di osservare una giornata di pace e amore, in cui si sono tenuti sermoni contro le uccisioni illegali, ovvero da loro ritenute contrarie alla sharia, in circa 400mila moschee .

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