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Un rapporto dell’Unicef denuncia abusi sui bambini migranti in Libia

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Il fondo delle Nazioni Unite quantifica in 26mila i minori che hanno attraversato il Mediterraneo nel 2016. La maggior parte di loro ha subito violenze durante il viaggio

Un rapporto dell’Unicef denuncia le violenze subite dai minori che affrontano il viaggio dalla Libia all’Italia. Il fondo delle Nazioni Unite ha quantificato in 26 mila i minori che hanno attraversato il Mediterraneo nel 2016. La maggior parte di loro era non accompagnato. I dettagli sul documento sono stati riportati dalla Bbc

I trafficanti si rendono responsabili di abusi sessuali che raramente vengono denunciati da bambini e ragazzi per paura di essere deportati o arrestati. Nei centri di detenzione in Libia si registra anche una mancanza di beni di prima necessità come acqua, cibo e cure mediche.

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Le difficoltà incontrate dai minori non accompagnati nell’esodo verso l’Europa, che si è intensificato a partire dal 2014, non si limitano quindi alle sole sofferenze incontrate in mare. Delle privazioni subite in Libia, però, si parla molto meno rispetto alle tragedie del mare. 

Il rapporto del fondo delle Nazioni Unite si intitola A Deadly Journey for Children e allude alle elevate possibilità che molti dei minori che intraprendono il viaggio non riescano a raggiungere la loro meta. Il documento dell’Unicef riporta storie terribili di abusi e schiavitù. “I bambini sono trattati in maniera brutale, violentati e uccisi durante il viaggio”, racconta Justin Forsyth, il vice direttore dell’agenzia.

Kamis, nove anni, è stata detenuta a Sabratha dopo essere scappata con la madre dalla Nigeria. “Ci picchiavano tutti i giorni”, ha raccontato ai ricercatori la bambina. “Non c’era nemmeno acqua, il posto era molto triste, non c’era quasi niente lì”, ha aggiunto. 

Il rapporto dice che la metà delle donne e dei bambini sono stati vittime di abusi sessuali più volte e in diversi luoghi. Spesso gli assalitori indossano la divisa che inibisce quindi le persone a denunciare. Le storie di stupro sono note a chi intraprende il viaggio già prima di partire e alcune delle donne scelgono quindi di prendere precauzioni per evitare gravidanze indesiderate. 

I centri di detenzione in Libia sono 34 e per la maggior parte sono gestiti dal Dipartimento per il contrasto all’immigrazione illegale. Secondo l’Unicef, però, ci sarebbero molti campi non registrati che sono sotto il controllo dei militari.

La Libia è un passaggio quasi obbligato per le donne che arrivano in Italia per essere avviate alla prostituzione. La complicata situazione politica dello stato nordafricano rende difficile arginare il fenomeno anche se dall’Unicef arriva l’appello a fare di più per proteggere i bambini dalle violenze. 

Una delle possibili soluzioni potrebbe essere quella di migliorare la registrazione delle nascite, evitare la tratta dei minori e stabilire dei percorsi legalizzati di fuga per bambini e ragazzi che scappano da situazioni di conflitto. “Che siano migranti o rifugiati, trattiamoli da bambini”, ha detto Forsyth. “È un riflesso della nostra umanità, dei nostri valori e di come rispondiamo alla crisi”. 

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