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Roche: “Stiamo lavorando alla prima pillola anti-Covid, forse in farmacia entro fine anno”

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 10 Mar. 2021 alle 19:42
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L’azienda farmaceutica Roche sta lavorando alla prima pillola anti-Covid

L’azienda farmaceutica Roche sta lavorando alla prima pillola anti-Covid che, qualora superasse i test, potrebbe essere messa in commercio già alla fine del 2021.

Lo ha confermato il presidente del consiglio di amministrazione, Christoph Franz, nel corso di un’intervista all’emittente svizzera TeleZüri.

Il farmaco, sviluppato in collaborazione con l’azienda americana Atea Pharmaceuticals, ha ancora il nome sperimentale AT-527 ed è attualmente in fase di sperimentazione sia nei pazienti ospedalizzati con malattia moderata sia in quelli non ospedalizzati.

Gli studi, come detto, sono ancora in corso, ma se i risultati si rivelassero positivi e le agenzie rogatorie approvassero il farmaco, l’azienda sarebbe pronta a produrre e distribuire in larga scala la pillola anti-Covid già alla fine del 2021.

Il farmaco antivirale, così come confermato anche da Franz, potrebbe essere somministrato anche ai pazienti fuori dagli ospedali, eventualmente come profilassi.

In caso di approvazione, l’AT-527 sarebbe il primo farmaco capace di combattere il virus con una semplice assunzione orale e non tramite infusioni, così come avviene ad esempio per gli anticorpi monoclonali.

Proprio sugli anticorpi monoclonali la stessa Roche ha concluso ad agosto del 2020 un accordo con l’americana Regeneron, che prevede lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di un cocktail di due anticorpi monoclonali, il Casirivimab e l’Imdevimab.

Lo scorso febbraio i due monoclonali sono stati approvati all’uso emergenziale da Ema e Aifa sulla base di risultati preliminari di studi che sono tuttora in corso.

Gli studi, che hanno coinvolto circa 23mila persone, le quali non necessitano di ossigenoterapia supplementare e che sono ad alto rischio di progredire verso la forma severa della malattia, sono ancora in corso per verificare se i due anticorpi possano essere efficaci anche in altre tipologie di pazienti o riescano a prevenire l’infezione nelle persone esposte al Covid.

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