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La polizia turca ha arrestato alcuni uiguri collegati all’attentato di Capodanno

Secondo gli investigatori l’autore della strage di capodanno potrebbe appartenere all’etnia turcofona di religione musulmana che vive nella Cina occidentale

Di TPI
Pubblicato il 5 Gen. 2017 alle 15:02 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 21:33
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Immagine di copertina

Le autorità turche hanno arrestato giovedì 5 gennaio alcune persone di etnia uigura accusate di essere coinvolte nel massacro nella discoteca Reina di Istanbul la notte di capodanno, in cui hanno perso la vita 39 persone.

Provengono dalla regione cinese dello Xinjiang e secondo l’agenzia stampa Anadolu hanno legami con l’attentatore. Nonostante la serie di arresti compiuti dalla polizia, l’autore della strage è ancora in fuga.

Il vice primo ministro Veysi Kaynak ha dichiarato che anche l’autore della strage probabilmente appartiene all’etnica turcofona di religione musulmana della Cina occidentale. Avrebbe agito da solo ma ha ricevuto aiuto logistico. 

I media turchi hanno diffuso numerose immagini del presunto attentatore in fuga, sostenendo che erano provenienti da fonti interne alle indagini ma la polizia non ha mai fornito dettagli ufficiali. Il ministro degli Esteri turco ha confermato che l’attentatore è stato identificato, senza tuttavia diffuso ulteriori dettagli.

Il sedicente Stato islamico ha rivendicato l’attentato come rappresaglia per l’intervento militare della Turchia in Siria contro il califfato. Le autorità nel frattempo hanno reso più stringenti i controlli alla frontiera e negli aeroporti.

Le forze speciali questa mattina hanno compiuto un raid in un quartiere di Selimpasa, una città costiera alla periferia di Istanbul, dopo che la polizia aveva individuato alcuni soggetti sospettati di avere collegamenti con l’attentatore.

Tra gli arrestati c’erano numerosi uiguri, accusati di favoreggiamento e di avere fornito supporto logistico al jihadista. Altre persone sono state arrestate a Smirne, dove nel pomeriggio di giovedì 5 gennaio c’è stato un attentato davanti al tribunale della città.

Sono dunque definitivamente smentite le voci circolate negli ultimi giorni che il colpevole provenisse da un paese dell’Asia centrale.

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