Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 16:03
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Guida Bardi
Home » Esteri

Perché siamo così ossessionati dalle notizie sul terrorismo

Immagine di copertina

Il nostro sistema cognitivo è attratto più dalle storie che dalle statistiche. Un video di Vox mostra come il nostro cervello rielabora le notizie sul terrorismo

Giornali, telegiornali, radio e siti online parlano ogni giorno di terrorismo, riproducendo immagini e filmati di violenza che non fanno che aumentare la paura del pubblico.

— Questa notizia puoi leggerla direttamente sul tuo Messenger di Facebook. Ecco come

La maggior parte delle persone ha vissuto gli attacchi terroristici seguendo le varie notizie sul proprio smartphone o guardando la televisione. Tutti si chiedono dove sarà il prossimo attentato, se sarà possibile prevederlo in qualche modo e se sia sicuro viaggiare di questi tempi.

La copertura mediatica sul terrorismo è un grande business, ma può causare stress e ansia. I media sono soliti a ingigantire e a sensazionalizzare il fenomeno, tanto che la maggior parte degli americani pone il terrorismo tra i primi posti nella classifica delle dieci paure del 2016. Il 63 per cento delle persone non riesce a smettere di guardare le notizie dopo un attacco terroristico. 

Eppure gli attentati causano un numero inferiore di morti rispetto a tante altre cause, come per esempio la violenza armata. Allora perché ne siamo così ossessionati? Cosa succede al nostro cervello quando si sente parlare di terrorismo?

Secondo Bruce Schneier, un socio del Berkman Center for Internet Klein and Society di Harvard, l’esposizione a questo tipo di copertura mediatica sfrutta la tendenza del cervello a privilegiare le storie rispetto alle statistiche.

“La news, per definizione, è qualcosa che non accade quasi mai”, afferma il ricercatore a Vox. “Ma il nostro cervello non funziona in questo modo. Se è tra le notizie, se se ne è parlato e se se ne continua a parlare molto, tendiamo a considerarla come qualcosa di comune”.

Nel video viene spiegato come il nostro cervello riceve e rielabora le notizie che riguardano il terrorismo.

— Non restare fuori dal mondo. Iscriviti qui alla newsletter di TPI e ricevi ogni sera i fatti essenziali della giornata

Ti potrebbe interessare
Esteri / Nuovo attacco di Trump a Meloni: "Mi ha implorato di fare foto con lei". La premier: "Dichiarazioni totalmente inventate”
Esteri / Cisgiordania, coloni israeliani rubano l'acqua dei palestinesi e trasformano un'area archeologica in una piscina
Esteri / Immigrato venezuelano porta la moglie, sostenitrice di Trump, nel resort del tycoon: arrestato dall'Ice
Ti potrebbe interessare
Esteri / Nuovo attacco di Trump a Meloni: "Mi ha implorato di fare foto con lei". La premier: "Dichiarazioni totalmente inventate”
Esteri / Cisgiordania, coloni israeliani rubano l'acqua dei palestinesi e trasformano un'area archeologica in una piscina
Esteri / Immigrato venezuelano porta la moglie, sostenitrice di Trump, nel resort del tycoon: arrestato dall'Ice
Esteri / Il testo integrale del memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran: ecco i 14 punti dell’accordo pubblicati dalla Cnn
Esteri / Il Regno Unito vieta i social ai minori di 16 anni
Esteri / “Vivono in uno stato di paura costante”: l’Unhcr racconta a TPI il dramma degli sfollati in Libano
Esteri / Stati Uniti e Iran annunciano un accordo per porre fine alla guerra e riaprire lo Stretto di Hormuz
Esteri / Il filosofo Lorenzo Marsili a TPI: “Usa e Cina trattano da pari. L’Europa è sul menu”
Esteri / Il paradosso di Leone: se il primo Papa americano si oppone allo strapotere delle Big Tech
Esteri / Droni, IA, sensori, satelliti e armi autonome: l’arte della guerra algoritmica