Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Ultimo aggiornamento ore 21:59
Immagine autore
Lucarelli
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Di Battista
Home » Esteri

La violoncellista parigina che suona negli ospedali per i malati terminali

Immagine di copertina

Claire Oppert, da qualche anno, si reca in un ospedale nel centro della città per esibirsi con il suo strumento davanti ai pazienti e alleviare così il loro dolore

Per Claire Oppert, violoncellista parigina, i suoi compositori preferiti rimangono pur sempre Johann Sebastian Bach o Franz Schubert, anche se il suo repertorio musicale nel corso degli anni si è ampliato notevolmente, lasciando spazio anche alle musiche di Mozart o Brahms o al sound rockeggiante del Maghreb, a seconda delle richieste del suo particolare pubblico.

Infatti, Claire con il suo violoncello, una volta a settimana, si esibisce non sul palcoscenico di un teatro, bensì nelle fredde e impersonali stanze del reparto di oncologia e di cure palliative dell’ospedale Sainte-Perine di Parigi. Qui, sulle note delle opere classiche, la giovane musicista tenta di alleviare con la sua musica il dolore fisico e psicologico dei malati allo stadio terminale.

Un impegno, questo, che la giovane violoncellista considera quasi come una missione di vita, come lei stessa ha raccontato a un’emittente televisiva locale nel corso di un incontro: “Quando ero piccola volevo essere un medico-musicista”.

Claire ha scelto la musica, ma l’inclinazione a rendersi utile per gli altri non l’ha mai perduta. Anzi è riuscita a conciliare entrambe le cose.

Nonostante abbia calcato numerosi palcoscenici in giro per il mondo, da tre anni a questa parte, ogni venerdì, la giovane musicista ha un appuntamento fisso con i suoi pazienti. Oramai è diventata una presenza costante tra i corridoi della struttura. La sua musica vibra da una stanza all’altra, creando così un intimo legame con il suo paziente costretto su un letto di ospedale. 

Parigina di nascita, Claire Oppert ha dedicato la sua vita professionale alla musica, studiando nella prestigiosa Accademia Tchaikovsky di Mosca, dove ha conseguito il diploma nel 1993.

Nello stesso anno, ha iniziato a suonare come solista nella Filarmonica di Berlino, per poi diventare membro dell’Helios Quartet con il quale ha inciso numerosi cd musicali. Con il suo violoncello, Claire ha suonato oltre che in patria, anche in Europa, in Cina e in Australia. 

“Quando i pazienti la vedono entrare, si rilassano. Le domandano di suonare Schubert o Mozart e lei le esegue perfettamente. La sua musica, oramai, è diventata un’arte con funzioni terapeutiche”, ha raccontato Jean-Marie Gomas, coordinatore del Centro del dolore cronico e di cure palliative parigino, uno dei principali fautori di questa iniziativa sostenuta poi da numerosi operatori sanitari della struttura ospedaliera.

Pioniere delle cure palliative, in Francia, il dottor Gomas è profondamente convinto del valore della terapia dell’arte, rinforzata negli ultimi anni dai piccoli miglioramenti riscontrati su alcuni pazienti grazie all’apporto di Claire. 

La sua carriere parallela di musico-terapeuta è iniziata con i malati di Alzheimer. Ogni settimana Claire visitava le case di cura e di riposo, offrendo ciò che più le riusciva meglio, ovvero la sua musica come forma di aiuto e di supporto psicologico. Il suo impegno individuale, ben presto, si è trasformato in un progetto volto a misurare i benefici delle sessioni di musica dal vivo sui pazienti sottoposti a cure palliative.

“I primi risultati sono stati straordinari, la maggior parte dei pazienti sono affetti nel profondo del loro animo”, ha raccontato la musicista. Fino a oggi sono stati 92 i pazienti sottoposti a questa pratica. “Non solo malati terminali, ma anche pazienti in coma. Non esiste una cura per tutto ciò, ma cerchiamo di coinvolgere la parte sana del paziente, ossia il suo animo”. 

Il progetto è stato avviato nel 2014, con il finanziamento della Fondazione Apicil impegnata nella lotta contro il dolore. Ogni sessione di musicoterapia è costruita in collaborazione con l’equipe medica con l’aiuto della famiglia e durano in media dai 15 ai 20 minuti, ma possono durare anche di più a seconda dello stato di salute dei pazienti. 

L’idea futura, ha spiegato Claire Oppert, è quella di ampliare le esperienze di arte terapia negli ospedali, includendo anche la danza, il teatro o la pittura. 

Questi esperimenti si andrebbero ad aggiungere ad altri metodi raccomandati dall’Autorità sanitario nazionale (Has) come la terapia di rilassamento, dell’ipnosi e il rilassamento per alleviare il dolore. 

(Qui sotto il video di Claire Oppert che suona il suo violoncello davanti ai pazienti del reparto oncologico)

Ti potrebbe interessare
Esteri / Morto Colin Powell, primo afroamericano a ricoprire il ruolo di segretario di Stato Usa
Esteri / La crisi climatica colpisce Gaza: il territorio palestinese rimarrà senza olio
Esteri / Crisi climatica: negli Stati Uniti il fiume Colorado rischia di scomparire
Ti potrebbe interessare
Esteri / Morto Colin Powell, primo afroamericano a ricoprire il ruolo di segretario di Stato Usa
Esteri / La crisi climatica colpisce Gaza: il territorio palestinese rimarrà senza olio
Esteri / Crisi climatica: negli Stati Uniti il fiume Colorado rischia di scomparire
Esteri / Scotland Yard, il deputato britannico David Amess è stato ucciso “per terrorismo”
Esteri / Polonia, in piazza per dire No all’uscita dall’Ue: il fotoreportage su The Post Internazionale
Esteri / Buckingham Palace e la Torre di Londra potrebbero finire in fondo al mare: lo studio
Esteri / Dall’Austria all’Etiopia: le notizie dal mondo di questa settimana
Esteri / Farnesina, gioco delle coppie all’ambasciata in Russia: parentopoli all’italiana
Esteri / Sei vegano? Nel Regno Unito puoi esimerti dal vaccino anti-Covid: “È come una fede religiosa”
Esteri / La regina Elisabetta come Greta: "I leader parlano di ambiente, ma non fanno niente"