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Nella ricca Silicon Valley oltre mille bambini non hanno una casa

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A causa degli alti costi delle case molte famiglie che vivono nei sobborghi a pochi passi dalle sedi di Google, Facebook o Yahoo, sono costrette a vivere nei camper

Quando si parla di Silicon Valley si pensa immediatamente ai colossi della tecnologia mondiale, come Amazon, Apple, eBay, Facebook, LinkedIn o Yahoo. Qui le grandi imprese e le start-up di successo hanno le loro sedi.

Tuttavia, nessuno o quasi sa che a pochi chilometri da lì, quasi un terzo dei bambini in età scolare non ha una casa. Negli ultimi anni, l’intera area sta attirando nuovi abitanti e nuove imprese, ma nel contempo i vecchi residenti sono costretti a spostarsi a causa dell’aumento dei costi per l’affitto o l’acquisto degli immobili. 

A essere interessate dal fenomeno sono essenzialmente le aree intorno a Palo Alto, un tempo punto di riferimento per le famiglie di afro-americani e delle comunità ispaniche, oggi invece divise da una striscia d’asfalto che segna il limite tra il mondo del business e quello della povertà assoluta.

Bayshore Freeway è la superstrada che divide East Palo Alto da Old Palo Alto. In quest’area sorgono i complessi delle grandi aziende globali dell’informatica e della tecnologia come Google, Yahoo e Facebook.

I quartieri che sorgono nel fazzoletto di terra di East Palo Alto, che conta circa 28mila abitanti e si estende per una superficie di 6,77 chilometri quadrati, sono stati sfruttati in maniera intensiva causando un aumento dei prezzi delle case.

La media degli affitti a East Palo Alto per una stanza da letto arriva a toccare perfino i 2.000 euro mensili. Ma il prezzo varia a seconda della città e del luogo in cui si decide di affittare o acquistare. Questi prezzo ha costretto molti residenti a lasciare le proprie abitazioni. 

Sono almeno 1.147 i bambini che vivono a East Palo Alto e non hanno un tetto sopra la testa. A volte capita loro di condividere la casa con altre famiglie, poiché i loro genitori non possono permettersene una. Oppure vivono all’interno di camper fatiscenti o rifugi. 

Questa stessa sorte è toccata di recente alla famiglia Chavez. La famiglia Chavez ha perso la casa dopo che Omar è rimasto ferito in un incidente e ciò gli ha impedito di lavorare.

Per la famiglia Chavez era diventato impossibile continuare a vivere nella loro abitazione: Adriana guadagna solo 11 dollari all’ora e non riesce a pagare l’affitto.

L’unica soluzione possibile era prendere un camper e viverci con i figli e il marito. “Inizialmente, soprattutto per i bambini, non è stato facile abituarsi”, ha raccontato Omar. 

Vivere dentro un camper non è affatto facile. Manca lo spazio vitale per muoversi. “Ci sono due letti, uno è per le ragazze, sopra la cabina di guifa, e un altro si trasforma in un tavolo dove in cui possono fare i compiti. La cucina è piccola e il frigo è rotto. Quindi non c’è modo per conservare i cibi al fresco. Le finestre sono sigillate con del nastro di alluminio per poter trattenere un po’ il calore”, ha raccontato ancora l’uomo. 

Per un anno intero, ogni singola notte, Adriana e Omar Chavez hanno dormito in quel camper parcheggiato in uno spiazzo di East Palo Alto. 

In altri posti della California la famiglia Chavez rappresenterebbe un’eccezione, ma nel distretto scolastico di Ravenswood che sorge nel bel mezzo della ricchezza generata dal settore della tecnologia, la loro condizione non è una rarità. 

Diverse famiglie che si sono trovate senza casa, i cui figli frequentano le scuole locali, hanno espresso la volontà di trasferirsi altrove dove i prezzi delle case sono più economici – per esempio, nella Valle Centrale prettamente agricola – ma non c’è abbastanza lavoro per tutti. 

A subire una sorte simile sono anche gli insegnanti che per lavoro fanno la spola da altre città dello stato americano, e che non possono permettersi di pagare l’affitto di un alloggio. 

“Queste famiglie si sono trovate sul lato sbagliato della superstrada”, ha detto Gloria Hernandez-Goff, sovrintendente di una scuola situata nel distretto di Ravenswood, intervistata dal quotidiano britannico The Guardian

Le case che sorgono in periferia sono raggruppate in un terreno pianeggiante che costeggia la baia di San Francisco. A volte le strade sono senza marciapiedi e ci sono pochi alberi, ma i residenti dicono che la loro città vanta un forte senso di coesione. 

Nel bacino di utenza di Ravenswood si trova la sede di Facebook. Qui il fenomeno della dislocazione sta prendendo corpo in maniera più veloce, con i prezzi delle case che lievitano. Si arriva a pagare una casa anche 800mila dollari. 

Hernandez-Goff che ha lavorato in modo assiduo con la comunità di East Palo Alto e nelle scuole nel nord della California, prima di ricoprire il ruolo di sovrintendente tre anni e mezzo fa, concede alle imprese tecnologiche un po’ di credito. 

Di recente i vertici di Facebook hanno annunciato un finanziamento di 18,5 milioni di dollari al fine di creare alloggi a prezzi accessibili in tutta la zona interessata dal fenomeno. Nel frattempo, la Fondazione gestita dallo stesso Zuckerberg e dalla moglie Priscilla Chan ha finanziato programmi di istruzione e di leadership per i residenti nel distretto di Ravenswood. 

Tuttavia, la carenza di alloggi a cui si sommano la stagnazione dei salari e la diseguaglianza sociale sempre più marcata, sono tutte questioni che Hernandez-Goff non può affrontare sola. La sua attenzione è rivolta soprattutto ai bisogno immediati delle famiglie più povere.

Nei suoi progetti futuri figurano l’apertura di un parcheggio all’interno della scuola, per ospitare auto e camper durante la notte e fare in modo che le famiglie con i loro figli possano dormire senza essere disturbati. Inoltre vorrebbe installare delle lavatrici negli edifici scolastici per coloro che non posseggono un’abitazione. 

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