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Padre ubriaco usa il figlio di due mesi come bastone per picchiare la madre del piccolo e lo uccide

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Un padre ha usato il figlio come bastone per picchiare la madre del piccolo. La storia terribile arriva dal Galles, dove una donna ha dovuto ripercorrere gli attimi orribili che hanno visto quello che considerava l’uomo della sua vita prendere il loro neonato e usarlo come un’arma contro di lei.

Il bambino, per via della violenza disumana, è morto nelle mani dell’uomo che avrebbe dovuto difenderlo. Il piccolo aveva otto settimane appena, quando il papà, vittima dell’alcol e della violenza, lo ha letteralmente usato per picchiare la mamma.

I fatti drammatici risalgono al 1999, ma oggi, lui, che è stato condannato all’ergastolo, ha avuto un permesso per uscire di prigione e Samantha (questo il nome della donna) ha paura. Il piccolo Bradley è morto in seguito alle fratture multiple e ferite alla testa causate da quella violenza. Il bambino quella sera si trovava a casa con la mamma, quando Rees era tornato ubriaco e aveva iniziato a picchiare la compagna, Samantha George, e i suoi tre bambini.

Ubriaco, l’uomo ha iniziato a menare brutalmente la donna, il figlio Christopher di cinque anni e il cuginetto Kirsty di dieci. Rees allora aveva 24 anni e nel 2000 ha subito una condanna all’ergastolo.

Oggi, però, Samantha torna a raccontare quella storia, dopo essere venuta a conoscenza del fatto che al suo ex violento è stata concessa una licenza di qualche giorno, oltre al trasferimento in un’altra prigione del Regno Unito.

Samantha, oggi 42enne, ha paura che Rees possa tornare da lei. “Semplicemente non capisco come possa stare bene con se stesso, giorno dopo giorno, sapendo cosa ha fatto”, ha riferito ai media britannici.

“Io non ci riuscirei mai. Se avessi mai fatto del male a un bambino non sarei in grado di perdonarmi. Non vorrei vivere sapendo di aver fatto quello che ha fatto lui. Ha 40 anni, potrebbe incontrare qualcuna e avere un figlio e quella persona non saprebbe mai chi è davvero”, ha detto ancora Samantha.

Samantha ha incontrato Rees alla fine del 1998. Il loro rapporto è durato appena un mese e lui subito è diventato violento con lei. In quel periodo la donna ha scoperto di essere incinta di lui, ma continuava a essere terrorizzata da lui, per questo si era trasferita in un centro per donne che hanno subito violenze. Quando, però, il piccolo Bradley nacque, prese una casa tutta sua.

Rees continuò a tormentarla, era cieco di gelosia e risentimenti nei suoi confronti. In quella drammatica notte, Samantha era a casa con Bradley, il suo figlio più grande e un cuginetto.

“I bambini erano a letto, qualcuno ha bussato alla porta e lui (Rees) ha fatto capolino nella cassetta delle lettere, chiedendo di entrare”, ha raccontato Samantha. Lei gli ha intimato di andare via, ma lui ha dato un calcio alla porta in vetro ed è entrato in casa”.

“Mi ha picchiato e ha picchiato il bambino. L’ha afferrato, io ho cercato di fermarlo ma lui l’aveva già colpito in testa con un ferro da stiro.Giaceva sul pavimento della cucina, con il sangue che usciva dalla testa. Non dimenticherò mai, mai quella notte finché vivrò. Lo vedi nei film dell’orrore, ma non penseresti mai che possa succedere proprio a te”.

Quando la polizia arrivò a casa, Rees stava ancora picchiando Samantha. Gli agenti dovettero far ricorso al gas, lui cercò di scappare ma alla fine fu arrestato. Per tre volte Rees era stato sorpreso a guidare con un tasso alcolico nel sangue tre volte superiore a quello consentito.

Samanthe e i tre bambini furono portati in ospedale, dove il piccolo Bradley fu dichiarato morto. Il figlio più grande, oggi 25enne, ha dovuto subire un intervento chirurgico dopo quell’aggressione.

Rees ha confessato di aver ucciso il bambino ed è stato condannato all’ergastolo, ma la pena da 20 anni è stata ridotta a 18. Questa settimana Samantha ja ricevuto una lettera dal Ministero della Giustizia che la informava che Rees aveva ottenuto una licenza temporanea tra il 15 e il 17 luglio, durante la quale non può avvicinarsi a Samantha e alla sua famiglia.

Il figlio piange troppo, lui lo scuote così violentemente da ucciderlo
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