La Normale di Pisa contro la censura di Trump: acquista i libri messi al bando dal presidente Usa
La prestigiosa università compra parte dei volumi censurati in America nella guerra alla cultura woke
La Scuola Normale Superiore di Pisa ha deciso di acquistare e mettere a disposizione degli studiosi nella biblioteca della sede fiorentina della Scuola Normale circa quaranta dei 381 libri rimossi un anno fa dalla Biblioteca Nimitz dell’Accademia Navale degli Stati Uniti ad Annapolis, nel Maryland, su disposizione del Dipartimento della Difesa per “contrastare la promozione di valori quali diversità, equità e inclusione dalle scuole e accademie militari”. Un ordine che si inquadra “nella guerra alla ‘woke culture’ dell’amministrazione Trump”. Si tratta di un gesto simbolico, sottolinea la Normale di Pisa, volto a “continuare a tenere accesi i riflettori sulla situazione che scuole e accademie statunitensi stanno vivendo in questa fase”.
«La Scuola Normale è un’istituzione aperta, contro la censura e contro l’idea che esistano dei libri pericolosi. La proposta di rimozione di volumi dalla biblioteca dell’Accademia Navale degli Stati Uniti è una cosa che ci offende, perché per noi i libri sono tutti da leggere e da criticare. Nessun libro deve essere escluso e nessun libro è pericoloso» ha dichiarato al Corriere della Sera Guglielmo Meardi, preside della classe di scienze politico-sociali della Scuola Normale superiore a Firenze. «Questa nostra iniziativa è un simbolo di contrasto a una politica e a un pensiero che fa paura, perché anche un libro solo buttato via ci rimanda a quel periodo in cui i volumi si bruciavano» aggiunge Meardi.
Donatella della Porta, sociologa e coordinatrice del dottorato di Scienze politiche sociali e direttrice del centro di Studi sui movimenti sociali alla Scuola Normale superiore di Firenze, gli fa eco: «Quella a cui stiamo assistendo è una censura che si sta estendendo. Pen International, che è una istituzione di artisti a livello mondiale, ha denunciato che negli Usa sono stati cancellati tra il 2022 e il 2023 circa 10.000 libri. Un numero impressionante. È una vera e propria persecuzione di alcune idee all’interno della scuola dell’università».
«A preoccupare è che ad essere messi al bando non sono solo i libri ma anche tanti docenti che sono stati licenziati e studenti deportati perché presentavano visioni critiche — continua Della Porta — La Florida, che è uno degli stati più trumpisti, è stato quello che più ha cercato di intervenire sui programmi scolastici. Non dobbiamo scordarci che il principio primario di una democrazia è la libertà di insegnamento e la libertà accademica».