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Attentato in Niger, 137 vittime civili: il più sanguinoso attacco degli ultimi anni

Immagine di copertina
EPA/SOULEYMANE AG ANARA / ANSA

Il governo di Niamey ha decretato tre giorni di lutto nazionale a seguito del quarto attentato compiuto in Niger dall’inizio del 2021

E’ salito ad almeno 137 morti il bilancio delle vittime civili uccise in Niger in una serie di attacchi compiuti domenica 21 marzo contro diversi villaggi al confine con il Mali. La notizia del peggior attentato degli ultimi anni contro la popolazione locale nel Sahel è stata confermata dal governo di Niamey che ha inoltre decretato un lutto nazionale di tre giorni a partire da oggi martedì 23 marzo. 

In una nota, le autorità nigerine hanno parlato di un “atto barbaro”, il quarto massacro di civili dall’inizio dell’anno, “perpetrato da individui senza fede né legge”. Il governo ha quindi invitato la popolazione a “essere più vigile” e ha assicurato la propria determinazione a “continuare la lotta al terrorismo fino alla vittoria finale”.

Alcuni individui armati non identificati hanno attaccato i villaggi di Intazayene, Bakorate, Wistane e diverse altre località nei pressi di Akifakif, nel dipartimento di Tillia della regione di Tahoua. Arrivati a bordo di alcune motociclette, secondo i testimoni, gli aggressori “hanno sparato su tutto ciò che si muoveva”.

Il dipartimento di Tillia, come altri situati al confine con il Mali, si trova in stato di emergenza dal 2017. I tre villaggi attaccati domenica si trovano nell’arida regione di Tahoua, a ridosso della zona di confine di Tillabéri, un punto caldo del conflitto che affligge le zone desertiche a cavallo tra Mali, Niger e Burkina Faso e dove operano vari gruppi terroristici di ispirazione jihadista come al-Qaeda per il Maghreb islamico (Aqmi), lo Stato islamico nel Grande Sahara (EIGS) e il Gruppo per l’affermazione dell’islam e dei musulmani e altri gruppi armati simili o affiliati.

L’attentato compiuto nel fine settimana segue altri due attacchi perpetrati una settimana fa nelle località di Darey-dey, Sinégogar e Banibangou, nella regione di Tillabéri, nel nord-ovest del Niger, non lontano dal confine maliano, e in cui fu trucidata una sessantina di civili e una trentina di soldati nigerini. All’inizio di quest’anno, nella stessa zona, oltre cento civili furono invece massacrati in un attentato compiuto contro i villaggi di Tomabangou e Zaroumdareye.

Il Niger, la nazione più povera al mondo secondo le classifiche di sviluppo stilate dalle Nazioni Unite, lotta da anni contro bande armate operanti dal Mali alla Nigeria, che hanno provocato centinaia di vittime e costretto quasi mezzo milione di persone a fuggire dalle proprie case.

Inoltre, secondo i dati del Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef), su oltre 22 milioni di abitanti del Paese africano, circa 3,8 milioni di persone, compresi 2 milioni di minori, hanno bisogno di assistenza, una situazione ulteriormente aggravata dall’impatto della pandemia di Covid-19.

Il Paese africano fa parte di un’alleanza di nazioni del Sahel, sostenuta dalla Francia, nota come G5. Un contingente di 1.200 soldati dell’esercito ciadiano è stato per questo schierato in Niger sotto lo stendardo dell’organizzazione multilaterale finanziata anche dall’Unione europea.

Secondo i dati forniti dall’ong internazionale Armed Conflict Location & Event Data Project (ACLED), negli ultimi quindici anni la violenza è letteralmente esplosa nel Sahel, soprattutto al confine tra Mali, Niger e Burkina Faso. Soltanto l’anno scorso, Niamey ha infatti registrato sul suolo nazionale ben 423 eventi violenti ascrivibili ad attentati, scontri armati etc., in sensibile aumento rispetto ai soli 9 del 2005.

Leggi anche: Nel Sahel 700mila bambini non hanno accesso all’istruzione: il Covid sta distruggendo sogni e talenti

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