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La Nasa ha annunciato che da oggi fare la cacca nello spazio non sarà più un problema

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L'agenzia spaziale ha chiesto aiuto per trovare un sistema in grado di raccogliere urina, feci e fluido mestruale e trasferirlo lontano dal corpo degli astronauti

Nel 2016, la Nasa ha chiesto aiuto al pubblico per risolvere un annoso problema riguardante i suoi astronauti, ossia come raccogliere e smaltire la cacca nello spazio. Per farlo ha lanciato una competizione, chiamata “Space Poop Challenge” i cui vincitori sono stati resi noti in queste ore.

L’agenzia spaziale ha invitato i membri del pubblico a presentare progetti per un sistema in grado di raccogliere urina, feci e fluido mestruale e trasferirlo lontano dal corpo per oltre 144 ore.

Attualmente gli astronauti utilizzano i pannolini per adulti per sopperire alle esigenze corporee all’interno delle tute spaziali. Ad ottobre 2016 la Nasa scriveva: “Quando devi andare, devi andare e alle volte bisogna andare del tutto”.

Quasi 20mila concorrenti hanno presentato oltre 5mila idee tramite il sito di crowdsourcing HeroX

Il 15 febbraio 2017 sono stati rivelati i nomi dei vincitori: il primo premio di 15mila dollari è stato vinto dalla squadra capeggiata dal chirurgo Thatcher Cardon per il suo ingegnoso sportello di smaltimento rifiuti per abiti spaziali.

L’uomo si è ispirato alle esigenze rilevate durante il lavoro di chirurgo, dove sono necessarie procedure complesse in spazi ristretti. Ha così ipotizzato una sacca d’aria nel cavallo per il passaggio della biancheria intima.

Il secondo posto è stato conquistato dalla squadra composta da un medico, un dentista e un professore di ingegneria. Tutti i componenti vivono in Texas e hanno studiato ingegneria chimica al college. 

La loro “cintola urinaria” utilizza l’aria per guidare i rifiuti da corpo e li conserva in una parte diversa della tuta spaziale. Il gruppo ha vinto, con questa idea, ben 10mila dollari.

Il premio messo in palio per il terzo posto ammontava a 5mila dollari e se lo è aggiudicato il gruppo del designer Hugo Shelley, grazie alla “Biancheria a zero gravità”: l’indumento intimo è dotato di un catetere progettato per un uso prolungato in condizioni di microgravità, combinato con un meccanismo che comprime,e disinfetta i rifiuti solidi”.

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