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Migliaia di persone manifestano in Polonia contro il governo

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Per esprimere il proprio dissenso contro le politiche illberali del governo, è stato scelto simbolicamente il 35esimo anniversario dell'introduzione della legge marziale

Migliaia di persone hanno protestato martedì 13 dicembre 2016 a Varsavia, capitale della Polonia, contro le politiche dell’attuale governo, nel 35esimo anniversario dell’imposizione della legge marziale da parte del regime comunista.

I leader del Comitato per la difesa della democrazia, che hanno organizzato la manifestazione, accusano il governo del partito di centrodestra Diritto e Giustizia di mettere in discussione i passi avanti fatti verso la democrazia a partire dal 1989.

I manifestanti sono scesi in strada con le bandiere della Polonia e dell’Unione europea, riunendosi davanti all’ex quartier generale del partito comunista polacco. Si sono diretti verso la sede del partito di maggioranza, con l’intenzione di paragonare le regole autoritarie della dominazione sovietica a quelle dell’attuale governo, accusato di voler smantellare le istituzioni democratiche.

Il partito nazionalista ed euroscettico Diritto e Giustizia, il primo ad avere ottenuto la maggioranza assoluta in parlamento negli ultimi trent’anni, ha promesso di ristrutturare la giovane democrazia polacca, per mettere in primo piano i valori cattolici, combattere la corruzione e aumentare la spesa pubblica. Ha introdotto sussidi per i bambini, ha aumentato il salario minimo e ridotto l’età di pensionamento, rafforzando il sostegno elettorale della popolazione.

Allo stesso tempo il governo polacco è stato al centro di aspre polemiche a livello internazionale, per la legge che aumenta i poteri dello Stato nel controllo dei media e una riforma della Corte costituzionale, duramente criticata dall’Unione europea.

I deputati di Diritto e Giustizia a novembre 2016 hanno inoltre sostenuto due iniziative, che avrebbero messo in discussione la libertà di assemblea e introdotto il divieto quasi totale di aborto.

Le proteste sono state condannate dal presidente del partito al potere Jaroslaw Kaczynski, che le ha definite “contrarie all’interesse dello stato”.

Trentacinque anni fa, nel 1981, il partito comunista polacco introdusse la legge marziale in risposta alle manifestazioni della popolazione, sostenute dal sindacato di Solidarnosc e dal futuro premio Nobel per la pace Lech Walesa.

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