Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 18:31
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Di Battista
Immagine autore
Guida Bardi
Home » Esteri

Le richieste della Polinesia francese

Immagine di copertina

Le mai sopite aspirazioni indipendentiste dei cittadini polinesiani sono sopraffatte dai gravi problemi economici dell'arcipelago

Le richieste della Polinesia francese

Dista circa 16 mila chilometri da Parigi ma negli ultimi mesi è tornata al centro delle tante preoccupazioni dell’esecutivo di Hollande. L’ex colonia, nota come paradiso terrestre di mare e sole, attraversa una grave crisi economica e politica: 13 governi si sono succeduti alla guida dell’arcipelago dal 2004 e il tasso di disoccupazione oscilla tra il 20 e il 30 per cento. La Polinesia francese è una ‘collectivité d’outre mer’, un territorio al quale sono state concesse, nel tempo, crescenti autonomie. Ma è stata in particolare la tragica parentesi degli esperimenti nucleari, conclusasi nel 1996, a far crescere l’idea di indipendenza, sostenuta dal presidente Oscar Temaru e rafforzatasi intorno al suo partito, il Tavini Huiraatira.

La scena politica polinesiana si è andata delineando non tanto su contrapposizioni di classe o ideologiche, quanto sulla posizione nei confronti della Francia. Gaston Flosse, primo presidente rimasto in carica quasi ininterrottamente dal 1984 al 2004, leader del partito autonomista Tahoeraa Huiraatira, ha tenuto una linea di pacifico dialogo e un rapporto amichevole con l’allora presidente Jacques Chirac. Oscar Temaru, erede di lotte indipendentiste ben più antiche, guadagna stabilmente la presidenza nel 2011, dopo anni di crisi governative e alleanze traballanti. Il leader raccoglie consensi soprattutto tra gli abitanti delle isole, delusi dalle mancate promesse occupazionali del Centre d’Expérimentation du Pacifique, e dichiara di voler mettere fine alla storia colonialista del Paese.

Sebbene oggi il presidente Temaru abbia mitigato le sue posizioni, intende iscrivere la Polinesia nella lista Onu dei Paesi da decolonizzare. La Chiesa protestante lo sostiene ma l’opposizione degli autonomisti ha vanificato il progetto. Durante la presidenza Sarkozy il dialogo è stato difficile perché il leader dell’Ump definiva ‘demagogiche’ le aspirazioni indipendentiste. François Hollande è più disponibile, alla fine di ottobre ha dato il via libera a un fondo di 34 milioni di euro in favore della Polinesia, bloccato dal precedente esecutivo, e ha partecipato alla ‘Journée Outre-Mer’ organizzata dai sindaci francesi. È la prima volta nella storia che un presidente francese partecipa a tale evento. Ma la società polinesiana si spacca tra fedeltà alla Repubblica e indipendenza. Ad agosto ‘La Depeche de Tahiti’ ha pubblicato un sondaggio condotto da Tns Sofres che delude le aspettative degli indipendentisti. Il 64,5 per cento degli intervistati voterebbe contro in caso di referendum. Le ragioni di un simile risultato sono pragmatiche: l’economia polinesiana è debole, la sproporzione tra beni esportati e beni importati è enorme, le risorse principali sono la pesca, il commercio di perle e il turismo. Quest’ultimo sta subendo una brusca diminuzione, Air France vuole tagliare voli e personale dell’aeroporto di Tahiti.

La Polinesia sopravvive con gli aiuti finanziari francesi. Un ex ministro delle Finanze polinesiano, Patrick Peaucellier, ha detto che la colonizzazione ha portato prima un’economia di ‘comptoir’ e poi, con gli esperimenti nucleari, un’economia di ‘garnison’. Si tratta di due economie artificiali, una ‘da banco’ limitata a beni poco redditizi, e l’altra ‘di guarnigione’, quindi sottomessa e funzionale agli interessi militari. La prospettiva economica dell’indipendenza, legata ad aiuti di altri Paesi e della comunità internazionale, alimenta la paura di una maggior povertà. I polinesiani sono ‘cittadini francesi a metà’, non godono dello Stato sociale e dei sussidi per la disoccupazione come i loro concittadini del Vecchio Continente. Se fino a 20 anni fa il concetto di ‘fenua’, terra natale, era molto radicato e spingeva la popolazione a una vita tradizionale e semplice, oggi i giovani sono più istruiti e attirati dal modello consumistico occidentale. Tutto lascia pensare che presto o tardi reclameranno i loro diritti.

Ti potrebbe interessare
Esteri / Strage di migranti a Melilla, la denuncia delle organizzazioni umanitarie. Video
Economia / La Russia è vicina al default: le sanzioni bloccano i pagamenti sui bond in dollari ed euro
Esteri / Pitone da record catturato in Florida: “Pesa 100 chili ed è lungo 6 metri”. Video
Ti potrebbe interessare
Esteri / Strage di migranti a Melilla, la denuncia delle organizzazioni umanitarie. Video
Economia / La Russia è vicina al default: le sanzioni bloccano i pagamenti sui bond in dollari ed euro
Esteri / Pitone da record catturato in Florida: “Pesa 100 chili ed è lungo 6 metri”. Video
Esteri / Sudafrica, 22 giovani trovati morti in un night club
Esteri / Scoperto il batterio più grande del mondo: si vede a occhio nudo
Esteri / Migranti, almeno 27 morti al confine tra Marocco e Spagna. Sanchez: “Responsabilità dei trafficanti”
Esteri / Lione, bambina di 11 mesi avvelenata con l’acido dalla maestra: voleva farla smettere di piangere
Esteri / Guerra in Ucraina. Kiev torna sotto attacco, 14 missili lanciati nella notte: un morto e cinque feriti
Esteri / Usa, assalto al Congresso dell’Arizona contro la sentenza anti-aborto: la polizia usa lacrimogeni contro i manifestanti
Esteri / Diritto all’aborto abolito negli Usa, Trump: “È la volontà di Dio”. Biden: “Decisione crudele”