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Home » Esteri

Lanfang, la storia della città cinese dove è vietato il Natale

Immagine di copertina
I mercatini di Natale anche a Shanghai

La città dove è vietato il Natale. La storia di Lanfang sta facendo il giro del mondo. Perché qui, in quell’infinito hinterland di Pechino, non ci sono festoni e alberi di Natale in luoghi pubblici.

Via luminarie e cartelloni. Proibiti anche gli eventi all’aperto che hanno a che vedere con la festività natalizia.

L’amministrazione di Lanfang, città della Cina a circa un’ora di treno da Pechino che, ha deciso di vietare i festeggiamenti legati al Natale, festa che non appartiene alla tradizione cinese, ma che viene celebrata in molte città, soprattutto i grandi centri, come Pechino o Shanghai.

La direttiva emessa dal locale Ufficio per la Gestione Urbana vieta anche i costumi da Babbo Natale. Lo stesso ufficio invierà dal 23 al 25 dicembre prossimi funzionari a ispezionare i negozi per controllare se sia rispettata la proibizione di promozioni a carattere natalizio.

Ai cittadini viene chiesto di segnalare eventuali manifestazioni in piazze o parchi per “diffondere la religione”.

La decisione della municipalità non sarebbe un attacco diretto a Babbo Natale in quanto tale, o alla religione (non specificata dalla nota, ma evidentemente cristiana) almeno a quanto riportano fonti a conoscenza delle decisioni prese.

Secondo uno degli impiegati dell’Ufficio per la Gestione Urbana di Lanfang, sentito dal tabloid di Pechino Global Times, la direttiva ha punta al premio assegnato ogni tre anni alle “città civilizzate” della Cina, in base a punteggi annuali: il riconoscimento, ha spiegato il funzionario, rappresenta “l’onore più alto” a cui una città cinese può aspirare sotto ogni aspetto della propria vita pubblica, economica e sociale.

Con il divieto al Natale, Lanfang spera di ridurre anche le attività illegali che, a detta del funzionario municipale, aumentano in questo periodo dell’anno, e di mantenere un ambiente “pulito”.

Non tutti però credono alla versione ufficiale, soprattutto dopo gli ultimi attacchi a religiosi e fedeli: nei giorni scorsi, la polizia ha preso di mira un gruppo di cristiani, a Chengdu, nel sud-ovest del Paese, arrestando cento di loro, tra cui il pastore protestante della congregazione, Wang Yi, noto, oltreché per il suo ruolo come religioso, anche per quello di attivista per i diritti in Cina.

Sabato scorso l’arrivo della polizia ha interrotto una lezione dedicata alla lettura della Bibbia per bambini, a Canton, nel sud-est del Paese.

Particolarmente sferzante, nel giudizio sulla direttiva, è stato Patrick Moon, ricercatore di Amnesty International, citato dal South China Morning Post. Le autorità di Lanfang, forse, vogliono impressionare il governo centrale con la stretta natalizia, ma “dimostrano la loro ignoranza su quello che il Natale davvero significa per i cristiani”.

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