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Le forze irachene stanno espellendo le famiglie dei sospetti jihadisti dalle loro case

Mentre l'Isis perde terreno, cominciano a materializzarsi i timori che ci si lasci andare alle vendette contro i civili ritenuti simpatizzanti del gruppo estremista

Di TPI
Pubblicato il 9 Set. 2016 alle 15:21 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 20:05
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Immagine di copertina

Le autorità irachene stanno espellendo dalle loro case le famiglie dei sospetti membri dell’Isis, mentre il gruppo estremista continua a perdere terreno, dando luogo al timore che possa innescarsi un’ondata di violenza comunitaria.

I parenti di oltre 200 miliziani sono stati costretti a lasciare Dhuluiya, 70 chilometri a nord di Baghdad, e Hit, 130 chilometri a ovest della capitale.

Le forze irachene, sostenute dalla coalizione guidata dagli Stati Uniti, hanno sottratto al sedicente Stato islamico più di metà dei territori che aveva conquistato nel 2014 e si stanno ora preparando allo sforzo per riconquistare la capitale dell’autoproclamato califfato, Mosul, entro la fine dell’anno.

Ma la notizia delle espulsioni ha dato luogo al timore che la dipartita del gruppo sfoci in una nuova ondata di conflitti e violenze in Iraq, soprattutto se gli iracheni decideranno di vendicarsi e di perseguitare i simpatizzanti dell’Isis per i crimini commessi durante il regno del terrore di Abu Bakr al-Baghdadi, crimini quali ridurre in schiavitù, violentare e massacrare le popolazioni locali.

Almeno 52 famiglie espulse da Dhuluiya

Le forze del governo di Baghdad e le milizie sciite loro alleate hanno espulso l’Isis da Dhuluiya quasi due anni fa, e il mese scorso la polizia ha costretto le famiglie degli uomini sospettati di essere associati del gruppo estremista, identificati tramite intelligence e le testimonianze dei vicini, a lasciare 52 abitazioni.

“Dopo la liberazione di Dhuluiya, sono emerse tensioni tra i suoi abitanti, specialmente tra coloro che avevano perso qualcuno a causa del governo estremista di Daesh”, ha dichiarato un leader tribale locale, Sheikh Ibrahim al-Jabouri. “Temiamo che la società si fratturi. La vendetta contro le famiglie di Daesh non porterà che ad altra morte”.

Un fotografo dell’agenzia di stampa Reuters ha riferito di aver visto forze locali di polizia scrivere sui muri di alcune case: “Chiuso per ordine del comando delle operazioni di Samarra. Non c’è spazio per voi in mezzo a noi”.

La maggior parte delle famiglie hanno chiesto ospitalità ai parenti nei distretti limitrofi e altri si sono probabilmente diretti verso la provincia di Kirkuk.

A Hit 170 famiglie devono lasciare le proprie case entro metà settembre

Nella città occidentale di Hit, 170 famiglie hanno ricevuto un ultimatum per il quale hanno tempo fino all’Eid al-Adha, il 12 settembre, per andarsene.

Hit è stata per un anno e mezzo sotto il controllo dei miliziani estremisti ed è stata riconquistata ad aprile.

Il sindaco Muhannad Zbar ha dichiarato che è disposto a svuotare la città di metà dei suoi abitanti se dovessero essere messi in relazione con il sedicente Stato islamico.

I nuovi profughi potrebbero essere costretti a ritornare nelle mani dell’Isis

Un funzionario del ministero per la Migrazione e i profughi ha condannato le espulsioni forzate definendole opprimenti, ma non ha potuto confermare se effettivamente stiano avendo luogo.

“La costituzione irachena garantisce il diritto di vivere e insediarsi liberamente a ogni singolo cittadino”, ha detto il funzionario.

Le Nazioni Unite hanno condannato le espulsioni e avvertito che mettono in pericolo la vita della popolazione civile e minano gli sforzi per la riconciliazione tra la minoranza sunnita e la maggioranza sciita del paese.

“Persone che potrebbero non avere nulla a che fare con l’Isis sono punite per quello che un familiare può aver fatto come non aver fatto”, ha dichiarato Francesco Motta, rappresentante dell’Alto commissariato per i diritti umani dell’Onu in Iraq.

Se i distretti vicini non sono disposti ad accogliere questi profughi, potrebbero non avere altra scelta che dirigersi verso i territori ancora sotto il controllo del gruppo jihadista. 

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