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Il nuovo volto architettonico di Teheran

La capitale iraniana Teheran è una città dinamica e vitale che si presta per sperimentare progetti architettonici visionari e ultramoderni

Di TPI
Pubblicato il 4 Ott. 2016 alle 17:29 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 18:02
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Immagine di copertina

Il simbolo di Teheran, capitale della Repubblica islamica dell’Iran, è senza dubbio la Torre Azadì, che tradotto dalla lingua farsi significa Torre della Libertà. Essa svetta imponente e segna l’ingresso alla città.

Costruita nel 1971 dall’architetto Hossein Amanat in occasione delle cerimonie organizzate dall’ultimo Shah Mohammad Reza Pahlavi per festeggiare il 2500esimo anniversario della fondazione dell’Impero achemenide a opera di Ciro il Grande, la torre venne realizzata interamente con il marmo bianco di pietra importato dalla regione di Esfahan.

Nella storia dell’Iran moderno e contemporaneo, la Torre Azadì è stata ciclicamente teatro di manifestazioni popolari e di violente proteste, nonché la protagonista diretta degli eventi storici più significativi degli ultimi quattro decenni: ha visto nascere l’attuale Repubblica Islamica dell’Iran dalla Rivoluzione islamica del 1979, ha resistito a una guerra durata otto anni (quella combattuta contro Saddam Hussein dal 1980 al 1988), ha assistito al radunarsi di folle di manifestanti e ha visto reprimere nel sangue innumerevoli proteste. 

Con i suoi 17 milioni di abitanti, Teheran è la città più densamente popolata dell’Iran. Camminando per le sue strade e per i suoi boulevard, la metropoli sembra essere sospesa tra due estremi: da un lat, la tradizione e dall’altro la modernità individuabile nelle infrastrutture e negli edifici architettonici. 

Metropolitane di ultima generazione, autostrade ultramoderne che s’incontrano e si scontrano paradossalmente con la tradizione fatta di murales che ritraggono il volto dei martiri del lungo e sanguinoso conflitto contro l’Iraq di Saddam Hussein, che lasciò sul campo probabilmente fra i 50mila e i 100mila iraniani – sia militari, sia civili – uccisi dalle armi chimiche irachene. 

Nei decenni che hanno accompagnato l’avvento della Rivoluzione islamica del 1979, il settore dell’architettuta era in fervore grazie all’apporto di architetti come Houshang Seyhoun, Kamran Diba e Hossein Amanat. Questi tre erano riusciti a oltrepassare i confini dell’architettura tradizionale persiana, mescolando a elementi tradizionali un design moderno. E proprio la Torre Azadì ha incarnato questi sforzi. 

Tuttavia, dopo la rivoluzione la scena architettonica della capitale iraniana ha subito una dura battuta d’arresto a causa dei danni provocati dal lungo conflitto e dagli sforzi riposti nella ricostruzione postbellica. Ma Teheran è una città dinamica, caratterizzata da una popolazione relativamente giovane e con un’elevata istruzione universitaria. 

In questo contesto sono affiorati numerosi giovani architetti che hanno interpretato con successo questi movimenti dinamici e vitali che la città offre, sfruttandola appieno per le più svariate sperimentazioni architettoniche. 

“Nel 2016 la capitale iraniana è in costante fermento sotto questo profilo”, ha raccontato al Guardian Mehran Gharleghi, un architetto di base a Londra ma che ha lavorato a Teheran per tanti anni nello studio di architettura più importante della città. “Ci sono in progetto numerose iniziative e c’è un desiderio profondo di dare vita a nuove costruzioni”. 

Secondo l’artista iraniano, “Teheran ha una struttura unica ed è più dinamica di qualsiasi altra capitale europea. Nel contempo non è una tipica città del Medio Oriente. A un primo sguardo, la sua scena urbana è piuttosto caotica, ma al pari di città come Tokyo, Teheran è costantemente in grado di rinnovare la sua identità visiva”. 

A dare ulteriore slancio a questa metropoli viva e dinamica ci hanno pensato per molti aspetti i sindaci che nell’ultimo decennio si sono avvicendati, dall’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad, ma soprattutto Mohammad Bagher Ghalibaf che ha gestito progetti significativi come l’installazione di cartelloni di Picasso e Matisse per le strade della città e tanti altri progetti di urbanizzazione. 

E gli architetti in Iran hanno piena libertà d’azione. “Non hanno le mani legate e l’ufficio del sindaco che rilascia le autorizzazioni non crea alcun ostacolo”. 

Né è la nuova libertà architettonica limitata alla capitale. “In effetti, in altre città, come Isfahan, Shiraz, Mashhad e Tabriz, vedrete opere più creative rispetto a Teheran”, dice Rezaianpour. “In passato, c’era una grande differenza tra la capitale Teheran e le grandi città di provincia a tal riguardo, ora questo è stato ridotto.”

Qui sotto alcuni degli esempi più significativi di sperimentazioni architettoniche realizzate a Teheran.

Casa Sharifi, a Teheran 

Costruita nel 2014 nel quartiere benestante di Darrous, a nord di Teheran, la Casa Sharifi-ha è un edificio di sette piani con tre blocchi che ruotano di 40 gradi.

Ogni blocco è collocato su una base rotante che consente al suo proprietario, Farshad Sharifi, di cambiare il suo orientamento spingendo semplicemente un tasto. La casa dispone di una piscina, una palestra e un cinema.

L’edificio è stato realizzato dall’architetto Alireza Taghaboni.

– Il ponte Tabiat

Inaugurato nel 2014 dal sindaco di Teheran, Mohammad Ghalibaf, il ponte Tabiat (termine che significa natura) è una struttura spettacolare hi-tech progettato da due giovani architetti, Leila Araghian e Alireza Behzadi. Ci sono voluti due anni per realizzarlo e da allora è diventato un popolare luogo di ritrovo per i giovani e un’area dove praticare sport o jogging la mattina. Nei giorni di festa, migliaia di iraniani si affollano sul ponte per trascorrere un momento di relax. 

La struttura si estende per una lunghezza di 270 metri e collega due parchi a nord di Teheran, costruita su tre grandi pilastri. Ha molteplici percorsi e tre piani di ristoranti, caffè e luoghi dove sedersi. 

– Cinema Pardis Mellat 

Progettato dall’architetto Reza Daneshmir, il complesso che ospita diverse attività commerciali e un multisala, è stato uno dei primi progetti a ottenere un riconoscimento internazionale dopo la Rivoluzione. 

Commissionato dal sindaco di Teheran, la struttura venne completata nel 2008. Una delle sue principali caratteristiche è l’arco di 57 metri senza colonne che funge da sostegno dell’intero edificio.