L’indiano che ha trasportato in spalla la moglie morta per 12 chilometri

L'ospedale nel quale la donna era ricoverata aveva negato all'uomo un'ambulanza che portasse il cadavere nel villaggio di origine. Non è il primo caso in India

Di TPI
Pubblicato il 26 Ago. 2016 alle 13:03 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 23:19
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Immagine di copertina

Potrebbe essere una storia d’amore estrema, ma non è così. In realtà, si tratta di una storia di ordinaria povertà e disperazione in un paese come l’India, dove circa la metà della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà con meno di un dollaro al giorno. 

Questa è la storia di Dana Majhi Amang, un uomo di 42 anni, che si è visto costretto a trasportare sulla spalla il corpo senza vita di sua moglie per 12 chilometri, dopo che l’ospedale dove la donna era stata ricoverata a causa di una grave forma di tubercolosi, si è rifiutato di fornire un’ambulanza per trasportare il cadavere al suo villaggio natale. 

L’episodio è accaduto in un ospedale locale di Bhawanipatna nello stato di Orissa, nell’India orientale. L’uomo ha raccontato che il suo villaggio distava 60 chilometri dalla struttura ospedaliera, ma a causa della mancanza di denaro non poteva permettersi di noleggiare un veicolo. 

Quando ha fatto richiesta all’ospedale, quest’ultimo glielo ha negato. 

La donna era stata ricoverata in gravi condizioni martedì 23 agosto, ma la sua vita si è spenta nemmeno 12 ore dopo. Un membro dello staff ospedaliero ha raccontato che l’uomo avrebbe portato via il cadavere della moglie senza alcuna autorizzazione, ma la replica dell’uomo racconta un’altra versione della storia. 

Sua moglie era deceduta nella notte di martedì appunto, ma già dopo qualche ora il personale ospedaliero aveva chiesto insistentemente all’uomo di rimuovere il corpo della donna. 

“Continuavo a supplicare il personale dell’ospedale affinché mi fornissero un veicolo per trasportare il corpo di mia moglie, ma senza alcun risultato. Dato che io sono povero e non avevo i soldi per noleggiare un’ auto privata, non ho avuto altra scelta se non caricarla sulla mia spalla”. 

Così, il giorno seguente, Dana ha avvolto il corpo senza vita di sua moglie in una coperta e ha intrapreso il lungo viaggio verso il suo paese per darle l’estrema unzione. A seguirlo nella triste impresa, anche sua figlia di appena 12 anni.

I due hanno camminato per 12 chilometri con quel peso sulla spalla e sul cuore, quando alcune persone sulla strada sono intervenute chiamando un’ambulanza. 

“Abbiamo chiamato un veicolo che potesse raggiungere lui e sua moglie e caricare quest’ultima, per poterle dare una degna sepoltura. Ai funzionari locali abbiamo chiesto di finanziare 2mila rupie (30 dollari), per permettere alla famiglia di poter usufruire della cosiddetta Harischandra Yojana introdotta dal governo, che eroga alle persone povere un importo necessario per cremare un membro della propria famiglia. Inoltre, Dana e sua figlia dovrebbe ricevere a breve anche 10mila rupie dalla Croce Rossa”, ha raccontato una delle persone intervenute. 

Nel febbraio di quest’anno, il governo indiano aveva annunciato un piano per garantire un veicolo mortuario disponibile per trasportare i cadaveri delle persone povere dagli ospedali alle loro case. Ma il provvedimento per il momento non sembra aver coinvolto i servizi sanitari nello stato di Orissa.

Non è il primo caso quello di Dana. Almeno una mezza dozzina di casi di corpi caricati su biciclette, risciò, filobus o lettini in legno sono stati trasportati nelle zone remote del paese negli ultimi mesi. 

Dopo la storia di Dana Majhi raccontata da molti media locali e riportata dalla BBC, il primo ministro dello stato di Orissa, Naveen Patnaik, ha lanciato ufficialmente il provvedimento. 

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