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L’India revoca l’autonomia del Kashmir. Il Pakistan: “La decisione viola le risoluzioni dell’Onu”

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Agosto 2019, protesta degli abitanti del kashmir contro il governo indiano. Credits: AAMIR QURESHI / AFP)

L’India ha deciso di abolire l’autonomia costituzionale del Kashmir. Da più di 70 anni il territorio è conteso tra India e Pakistan e questa decisione potrebbe creare notevoli tensioni. Lo statuto speciale della regione infatti permetteva al Kashmir di prendere decisioni autonome su questioni rilevanti attraverso il Parlamento locale.

L’articolo 370 della Costituzione indiana permetteva un’indipendenza relativa, ma da oggi queste libertà sono state revocate.

Il presidente del governo di New Dehli Narendra Modi ha inoltre presentato un disegno di legge al parlamento per ottenere la definitiva divisione dei territori del Jammu e del Kashmir. Il progetto del premier indiano è quello di separare dal Kashmir la zona orientale del Ladakh a maggioranza buddista. Il resto del Jammu e del Kashmir dovrebbe invece passare dallo statuto di stato federato a quello di “territorio dell’Unione”.

Un cambio di dicitura che però farebbe la differenza perché in questo modo la regione del Kashmir diventerebbe completamente di competenza del governo centrale.

Il ministro degli Esteri del Pakistan Shah Mahmood Qureshi ha affermato che la decisione viola le risoluzioni dell’Onu. Anche il presidente Sardar Masood Khan ha avvertito che una completa  cancellazione dell’autonomia “potrebbe portare alla guerra” tra India e Pakistan. Entrambi i paesi infatti si contendono il territorio da più di 70 anni.

Nel 1947 gli inglesi abbandonarono la colonia e la separarono in due nuovi paesi: India e Pakistan. La separazione avvenne sulla base dell’orientamento religioso delle due regioni, l’India è infatti a maggioranza induista mentre il Pakistan è a maggioranza musulmana. Il Kashmir rimase un territorio indefinito fin quando l’India non riuscì a occupare la prevalenza della regione lasciando al Pakistan la parte restante (appena un quarto). Il premier nazionalista indiano Narendra Modi ha invece deciso di rivendicare il pieno potere sulla zona ma questa scelta rischia di dare il via al conflitto con il Pakistan.

Domenica 4 agosto quasi 29mila turisti erano stati evacuati da una grotta dell’Himalaya nel Kashmir per una “minaccia terroristica”. In realtà è probabile si trattasse di un’operazione necessaria a liberare la zona dai turisti in vista della decisione del giorno dopo che avrebbe potuto scatenare tensioni nell’area.

Sette persone sono state uccise in Kashmir
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