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In gita ad Amsterdam sui barconi dei migranti, come i rifugiati trasformano il loro dramma in lavoro

Immagine di copertina

Un gruppo di siriani, etiopi ed eritrei, con l'aiuto di un imprenditore tedesco, organizza escursioni su battelli turistici che un tempo erano carrette del mare

I turisti che desiderano ammirare i canali di Amsterdam non solo dai suoi caratteristici ponti, ma anche dagli innumerevoli battelli che quotidianamente li attraversano, ora possono prenotare un altro servizio di trasporto piuttosto particolare. Si tratta di barconi di fortuna, impiegati un tempo per trasportare migliaia di migranti e profughi e ora riadattati a imbarcazioni per il trasporto turistico. 

Al comando si possono trovare giovani siriani, eritrei, etiopi, che sono fuggiti dai loro paesi d’origine e hanno trovato una nuova vita nella città olandese. Sono loro a organizzare le gite in barca per i visitatori e tra una virata e l’altra, trovano il tempo per raccontare le loro storie personali. Storie comuni, dove la disperazione e la voglia di trovare nuove opportunità di vita la fanno da padrona.

Anche le imbarcazioni riadattate a mezzo di trasporto turistico portano addosso i segni delle lunghe ed estenuanti traversate via mare, visibili sullo scafo letteralmente corroso dalla ruggine. I barconi sono stati sequestrati dalla guardia costiera italiana nel 2016 e acquistate di recente da un artista e imprenditore tedesco.

Hèdir e Meneer Vrijdag, così sono state chiamate le due barche, hanno trovato una nuova vita come tanti uomini, donne e bambini che vi avevano viaggiato a bordo, attraverso le acque increspate del Mar Mediterraneo. Un tempo quelle imbarcazioni straripavano di migranti e di richiedenti asilo, ora sono state poste al servizio dei turisti per iniziativa del fondatore del collettivo Rederij Lampedusa, Teun Castelein. 

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Con un biglietto del costo di 20 dollari a persona, i visitatori possono prenotare una minicrociera sui corsi d’acqua di Amsterdam. Salire a bordo di una di esse significa però rinunciare alle comodità di cui godono gli altri battelli, come le panche con i cuscini. Si viaggia in piedi, ma nel contempo i turisti possono vivere un’esperienza unica e indimenticabile ascoltando le storie dei loro capitani. 

A bordo dell’Hèdir ci si può imbattere in Mohammed al-Masri, 25enne siriano fuggito da Damasco e arrivato ad Amsterdam pochi anni fa. Oltre a coinvolgere i suoi passeggeri con i racconti personali, il giovane non perde occasione per descrivere le bellezze naturali e architettoniche della città.

Masri – che preferisce essere conosciuto come Mo – parla della sua vita passata prima di salire a bordo della barca non come un profugo, bensì come suo capitano. Il giovane non aveva mai fatto questo lavoro, ma fortunatamente una volta giunto ad Amsterdam si è imbattuto in un’organizzazione che aiuta i migranti a integrarsi nella società olandese, e ha trovato in loro un supporto prezioso.

Inoltre, a tutti i turisti che gli domandano cosa voglia dire il nome affibbiato alla sua imbarcazione, Masri spiega il suo significato nelle diverse lingue. In arabo significa “la voce del motore”; in dialetto tunisino “la voce di una donna forte”; mentre in tigrino – una lingua semitica parlata dall’omonima etnia, presente soprattutto in Eritrea e nel nord dell’Etiopia – vuol dire “la voce del leone”. 

Come altri siriani, anche Masri è scappato dal suo paese d’origine dopo lo scoppio del conflitto nel 2011. Dopo la fuga da Damasco e l’arresto in Libano e in Giordania, il 25enne è arrivato a Istanbul, in Turchia, dopo una breve sosta nella città portuale di Izmir. Infine ha raggiunto i Paesi Bassi, dopo tre anni di viaggi senza una meta precisa. 

Oggi fa parte del collettivo Rederij Lampedusa insieme al suo fondatore, Teun Castelein e altri membri, in gran parte provenienti da paesi in guerra come l’Eritrea o l’Etiopia, ma anche cittadini olandesi. 

“Quando sono salito io a bordo di una delle carrette del mare che oggi guidiamo portando in giro i turisti, di persone se ne contavano almeno un centinaio”, ha raccontato Masri, che parla fluentemente l’arabo, il francese, lo spagnolo e ora anche l’olandese. “L’altra imbarcazione addirittura trasportava oltre 200 persone quando fu intercettata sulle coste italiane di Lampedusa. Con me viaggiavano anche undici bambini e un uomo non vedente”. 

Secondo i dati forniti dall’agenzia centrale olandese per l’accoglienza dei richiedenti asilo, nel 2015 sono stati registrati nei Paesi Bassi circa 21mila siriani, tremila eritrei e più di duemila etiopi. 

Nello stesso anno ha preso piede l’iniziativa per creare dei tour sostenibili a bordo di quelle che un tempo erano state “carrette del mare”.

“Abbiamo iniziato nel 2015 con circa tre giri a settimana, 12 passeggeri per ogni tour, e alla fine, siamo riusciti a conquistare diverse centinaia di persone il primo anno”, ha spiegato Teun Castelein. “Non ho potuto fare a meno di vedere minuscoli frammenti di cronaca quotidiana. Duecento parole o giù di lì per spiegare un tema così ampio come quello dell’immigrazione. La perdita quotidiana di vite umane e i numeri di una catastrofe umanitaria che aumentavano ogni giorno mi hanno spinto in questa direzione”. 

A Lampedusa, Castelein ha visto un cimitero di barche abbandonate ed è stato colpito dall’idea. “C’erano centinaia di barche inutilizzate e abbandonate al loro destino”, ha spiegato ancora l’uomo. “La guardia costiera e le autorità stavano valutando le diverse modalità di impiego, così mi sono fatto avanti”. 

Solo nel 2015, la guardia costiera italiana ha intercettato circa 950 imbarcazioni che trasportavano migranti sulle coste del paese, secondo quanto riferito dal suo ufficio stampa. 

Per mesi, Castelein ha fatto la spola tra l’Italia e i Paesi Bassi per riuscire a convincere il sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini, e il sindaco di Amsterdam, Eberhard van der Laan, che le barche sarebbero state un ottimo strumento per raccontare le storie dei sue ex passeggeri. 

Una volta concesse, le due imbarcazioni sono state restaurate e hanno fatto il loro debutto nel 2015 in occasione del Festival della nautica di Amsterdam. “È stata una vetrina importante”, ha concluso Castelein. “Tutt’intorno galleggiavano navi e imbarcazioni scintillanti, ma le nostre contrastavano nettamente con il resto, e sembravano gridare ‘cerchiamo di non perdere la nostra umanità!’”. 

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