Impeachment contro Trump, il “procedimento” diventa pubblico: parlano in tv i testimoni chiave

A testimoniare per primi sono il vice assistente segretario di Stato, George Kent, e l’incaricato d’affari americano a Kiev, William Taylor. Quest'ultimo ha dichiarato che il canale "irregolare" era guidato dai funzionari statunitensi Kurt Volker, Gordon Sondland, Rick Perry, Mick Mulvaney e, in particolare, dall’avvocato personale di Trump, Rudy Giuliani

Di Madi Ferrucci
Pubblicato il 13 Nov. 2019 alle 15:32 Aggiornato il 14 Nov. 2019 alle 14:33
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Immagine di copertina
Credits: Facebook/Donald Trump

Impeachment Trump, oggi le prime audizioni pubbliche dei testimoni chiave

L’America è incollata alla tv: è cominciata a Washington, alla Camera, la prima deposizione pubblica dell’indagine di impeachment sul presidente Donald Trump. In programma ci sono le deposizioni di fronte alla commissione di Intelligence dell’incaricato d’affari americano a Kiev, William Taylor, e del vice assistente segretario di Stato, George Kent.

Il procedimento di impeachment contro Donald Trump è proseguito nell’ultimo mese a porte chiuse all’interno della Commissione intelligence della Camera che sta indagando sulla vicenda. Oggi 13 novembre ci saranno le prime testimonianze pubbliche in commissione dell’ambasciatore americano in Ucraina William Taylor e dell’assistente del Segretario di Stato George Kent, che hanno giocato un ruolo chiave nell’Ucrainagate. Il 15 novembre toccherà a Marie Yovanovitch, l’ex ambasciatrice Usa in Ucraina rimossa da Trump.

L’indagine per impeachement contro Trump annunciata il 24 settembre scorso dalla presidente della Camera degli Stati Uniti Nancy Pelosi potrebbe portare alla destituzione del tycoon dal suo incarico ma è ancora in una fase iniziale. Il 31 ottobre la Camera dei rappresentanti del Congresso americano ha approvato a maggioranza una risoluzione che fissa le regole da seguire durante l’inchiesta e al momento la Commissione intelligence ha già ascoltato 15 testimonianze.

Le accuse contro Trump

Il punto centrale dell’indagine è appurare se c’è stato o meno un ‘quid pro quo’ da parte di Donald Trump legando gli aiuti militari all’Ucraina all’avvio da parte di Kiev di un’indagine per corruzione sui Biden e di un’altra sulle presunte interferenze ucraine sulle elezioni presidenziali Usa del 2016 a favore di Hillary Clinton.

Trump è accusato di aver fatto pressioni sul neo-presidente dell’Ucraina Volodimir Zelenskij per fare in modo che venisse aperta un’indagine sul licenziamento del magistrato Viktor Shokin, che in Ucraina stava indagando “per corruzione” su una società del gas di cui faceva parte Hunter Biden, figlio dell’ex vice-presidente Usa Joe Biden. Al tempo dell’indagine Joe Biden era vicepresidente degli Stati Uniti nel governo Obama e secondo Trump avrebbe utilizzato il suo potere per “aiutare” il figlio. Secondo i suoi critici inoltre Trump avrebbe minacciato di non incontrare il presidente ucraino e di non approvare consistenti aiuti militari se Zelensky non avesse accettato di aiutarlo.

Trump avrebbe “ricattato” Zelenskij durante una telefonata del 25 luglio e avrebbe ripetutamente chiesto al suo omologo in Ucraina di lavorare insieme al consigliere per la sicurezza informatica della Casa Bianca Rudy Giuliani sulle indagini. Biden è al momento uno dei favoriti alla guida dei democratici per le elezioni del 2020, una sua neutralizzazione “giudiziaria” avrebbe dunque permesso a Trump di avere un rivale in meno.

Impeachment contro Trump, le prime deposizioni

“Rudy Giuliani, l’avvocato personale di Donald Trump, mise in piedi un canale politico “irregolare” che minò le relazioni con Kiev mentre cercava di aiutare Trump politicamente”: lo ha detto l’ex ambasciatore Usa a Kiev Bill Taylor nella prima deposizione pubblica dell’indagine di impeachment. Fare pressioni sul presidente ucraino per indagare il figlio del candidato presidenziale dem Joe Biden “mostra che la politica estera degli Usa era minata dagli sforzi irregolari guidati da Giuliani”, ha aggiunto.

I personaggi chiave dell’impeachment

Diversi sono i personaggi chiave dell’impeachment contro Trump. Il primo è Adam Schiff. Trump lo chiama Schifty Schiff, il losco. Californiano, 59 anni, avvocato, è il presidente della commissione Intelligence della Camera che coordina le indagini dei democratici. E’ riuscito a convincere sulla necessità di agire per la messa in stato di accusa del tycoon anche la riluttante speaker della Camera Nancy Pelosi e vuole chiudere la partita in tempi brevi, portando Trump a processo in Senato.

Poi, da tenere sott’occhio c’è “la talpa”. Analista della Cia in servizio presso la Casa Bianca, ha raccolto le informazioni e denunciato la famigerata telefonata del luglio scorso tra Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Il suo presunto nome circola da settimane, ma non c’è alcuna ufficialità sulla sua identità. Vive sotto protezione e i repubblicani vorrebbero farlo testimoniare pubblicamente. Ma i dem si oppongono.

Tra i testimoni chiave figurano Bill Taylor, ambasciatore Usa a Kiev, e George Kent, vicesegretario di stato agli affari europei, sono i primi due ad apparire pubblicamente alla Camera. Venerdì sarà la volta dell’ex ambasciatrice a Kiev Marie Yovanovitch, cacciata da Trump perché ritenuta poco leale. Seguiranno Gordon Sondland, ambasciatore Usa presso la Ue, Tim Morrison, primo consigliere del presidente per la Russia e l’Europa, Jennifer Williams, assistente del vicepresidente Mike Pence, Alexander Vindman, dirigente del consiglio per la sicurezza nazionale, Kurt Volker, ex inviato speciale in Ucraina, Laura Cooper, sottosegretaria alla difesa per gli affari europei, David Hale, sottosegretario di stato agli affari politici, e Fiona Hill, ex responsabile del consiglio per la sicurezza nazionale.

Ci sono anche grandi nomi che ruotano attorno all’impeachment. Innanzitutto Rudy Giuliani, l’ex sindaco di New York, oggi avvocato personale di Trump e braccio operativo del presidente nell’Ucrainagate. Tutto ruota attorno a lui, avendo direttamente guidato gli sforzi per spingere Kiev a indagare sui rivali di Trump. In primis Joe Biden, nel mirino per gli affari in Ucraina del figlio Hunter: i repubblicani vorrebbero chiamare i due a testimoniare. Grande attenzione anche sull’ex consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca John Bolton, silurato da Trump e che potrebbe imprimere una svolta con la sua testimonianza finora bloccata.

La trascrizione delle testimonianze già pubblicate

Taylor, Kent e Yovanovitch sono già stati ascoltati dalla commissione della Camera e le trascrizioni delle loro testimonianze sono state rese note la settimana scorsa, ma la visione dell’audizione pubblica potrebbe avere un impatto diverso sul popolo americano.

“Sarà una grande opportunità per il popolo di farsi un proprio giudizio sulla credibilità delle testimonianze”, ha dichiarato il presidente della commissione Adam Schiff annunciando le date delle audizioni pubbliche.

Bob Taylor ha dichiarato nella sua testimonianza che gli aiuti militari all’Ucraina e un eventuale invito del presidente ucraino alla Casa Bianca erano legati all’avvio di indagini sui rivali politici di Donald Trump da parte di Kiev.

Nelle trascrizioni l’ex ambasciatrice Yovanovitch ha invece sostenuto di essere stata richiamata urgentemente a Washington per motivi riguardanti la sua sicurezza e che quando andò al dipartimento di Stato le fu detto che aveva perso la fiducia di Donald Trump senza alcuna spiegazione.

La diplomatica ha dichiarato inoltre di essere rimasta vittima di una campagna di diffamazione orchestrata da Rudy Giuliani, che voleva quindi “farla fuori” per avere mano libera sulle indagini relative a Biden.

“Non la conosco, ma se guardate alla trascrizione della telefonata si capisce che neanche il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky era un suo fan. Sono sicuro che è una brava donna, ma non so abbastanza di lei”, ha commentato Donald Trump riferendosi a Yovanovich.

Sono state inoltre diffuse altre testimonianze: tra cui quella dell’inviato Usa in Ucraina Kurt Volker e dell’ambasciatore americano alla Ue Gordon Sondland. Le parole di Sondland in particolare hanno destato scalpore perché il diplomatico ha ammesso di aver detto a Kiev che gli aiuti militari Usa erano subordinati ad una dichiarazione pubblica sull’avvio di indagini contro i Biden. Una rettifica che compromette la posizione di Donald Trump, il quale ha sempre negato questa versione dei fatti.

Nel frattempo Trump chiede che vengano ascoltati direttamente Joe Biden e suo figlio Hunter: “Cosa ha fatto Hunter Biden per i soldi?, scrive riferendosi agli affari del figlio dell’ex vicepresidente in Ucraina. “Una buona domanda… Lui e Sleepy Joe devono testimoniare!”, ha scritto il tycoon su twitter. Trump in un’intervista con il Washington Examiner ha inoltre annunciato che sta valutando la lettura di una trascrizione telefonata Zelensky in tv: “A un certo punto, mi siederò, forse come in una conversazione al caminetto in diretta tv, e leggerò la trascrizione della telefonata, perché la gente deve sentirla”, ha detto.

Le prossime tappe dell’impeachment contro Trump

Una volta terminate le indagini della commissione Intelligence le prove raccolte confluiscono in una seconda commissione giustizia che dovrà decidere se le accuse sono sufficienti o meno per l’impeachment.

Se l’aula voterà per l’impeachment il procedimento arriverà al Senato che per renderlo dovrà votare a favore con una maggioranza dei due terzi. Solo a quel punto il presidente dovrà lasciare l’incarico.

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