Covid ultime 24h
casi +16.168
deceduti +469
tamponi +334.766
terapie intensive -36

Il primo parto dopo un trapianto di utero

È successo in Svezia ed è il primo caso al mondo: potrebbe essere una svolta per le donne che non sono naturalmente fertili

Di Redazione TPI
Pubblicato il 4 Ott. 2014 alle 17:19 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 20:26
0
Immagine di copertina

Una donna svedese di 36 anni ha partorito, per la prima volta, in seguito a un trapianto di utero.

Il bambino è nato il mese scorso con un parto cesareo, necessario perché la madre, alla 31esima settimana, ha sviluppato la preclampsia (la forma più grave di ipertensione durante la gravidanza) e il feto era in sofferenza.

I medici non si sono spiegati le ragioni della crisi, ma ritengono che sia attribuibile alla terapia immunodepressiva a cui la donna era sottoposta e al fatto che le manca un rene.

Secondo la rivista scientifica The Lancet, specializzata in medicina, l’evento segna una rivoluzione per le donne che non sono fertili.

A causa di una malattia genetica chiamata sindrome di Rokitansky, che colpisce una donna su 4.500, la madre era nata senza utero, sia pur con le ovaie.

Il team di ricercatori, guidato dal porofessor Matts Braennstroem dell’università di Goteborg, ha spiegato che “l’infertilità dovuta all’assenza di utero è l’unica forma di infertilità femminile che è considerata incurabile».

La donna che ha donato l’ultero è una 61enne, amica di famiglia, andata in menopausa sette anni prima. L’organo è stato trapiantato con un’operazione durata dieci ore. La fecondazione è avvenuta in vitro, con le uova raccolte dalle ovaie della futura madre e fecondate con lo sperma del suo compagno, e poi crioconservate.

Un anno dopo il trapianto si è deciso di procedere con l’impianto di uno degli embrioni crioconservati e la gravidanza è riuscita. L’utero ha risposto con tre piccoli episodi di rigetto, che sono stati curati grazie ai farmaci cortisteroidi per tenere a bada il sistema immunitario.

La ricerca, ha spiegato il direttore del team Braennstroem, è il frutto di dieci anni di ricerche e dimostra non solo la fattibilità del trapianto di un utero da un donatore in vita, ma anche che il donatore può essere già in menopausa.

Al progetto hanno partecipato complessivamente nove donne, che hanno subito trapianti da un donatore vivo. Due hanno dovuto subire un’isterectomia qualche mese più tardi. Le altre sette hanno cominciato ad avere le mestruazioni due o tre mesi dopo il trapianto. La stessa università aveva realizzato due anni fa il primo trapianto da madre a figlia al mondo.

Nel passato c’erano già stati altri due casi di trapianto di utero, in Arabia Saudita nel 2000 e in Turchia nel 2011, ma in nessun caso erano andati a buon fine.

0
Accesso

Se non ricordi la tua password o in precedenza usavi un account social (Facebook, Google) per accedere, richiedi una nuova password.