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Home » Esteri

Ieri mi hanno uccisa

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La studentessa paraguayana Guadalupe Acosta ha ripercorso la storia di due ragazze argentine uccise in viaggio, per difendere il diritto delle donne di viaggiare da sole

“Ieri mi hanno uccisa” ha scritto sul suo profilo Facebook Guadalupe Acosta, una studentessa paraguayana. Non parla a nome suo, ma con il suo post ha voluto dare voce a Josè Maria Coni e Marina Menegazzo, due turiste argentine che nel febbraio del 2016 sono state uccise mentre erano in vacanza in Ecuador.

La notizia ha suscitato molto scalpore in Sud America, ma i principali commenti non sono stati legati alla brutalità dell’uccisione o alla sua motivazione, ma piuttosto a come e perché le due vittime se la fossero in qualche modo cercata. “Che vestiti avevano?” “Perché erano sole?” “Erano in una zona pericolosa, cosa potevano aspettarsi?”.

A Guadalupe Acosta, questa cosa, non è andata giù. José Maria Coni e Marina Menegazzo avevano semplicemente deciso di viaggiare da sole. Dove era il problema? Perché dovevano negarsi questo diritto?

“Ieri mi hanno uccisa” ha allora scritto sul suo Facebook Guadalupe Acosta, parlando in prima persona, come a voler dar voce alle due ragazze uccise. “Non mi sono fatta toccare e con un bastone mi hanno spaccato il cranio. Mi hanno accoltellata, lasciato che morissi dissanguata. Mi hanno avvolta in un sacco nero, chiuso con del nastro adesivo, e poi mi hanno abbandonata sulla spiaggia, dove sono stata ritrovata dopo qualche ora”.

Con questo racconto ha ripercorso la tragica storia delle due ragazze argentine uccise, e ha risposto alle critiche rivolte a loro e alle loro famiglie, per aver permesso alle due di viaggiare sole. Perché le due ragazze avevano il pieno diritto di viaggiare da sole.

Lo status della Acosta è stato condiviso da oltre un milione di persone, venendo ripreso in tutto il mondo e lanciando così l’hashtag #viajosola, con cui donne da tutto il mondo hanno manifestato con orgoglio il proprio diritto di viaggiare da sole.

“Se al nostro posto ci fossero stati due ragazzi” ha scritto inoltre la Acosta “per loro ci sarebbero state solo parole di cordoglio, ma siccome sono una donna sono stata condannata, perché non sono rimasta a casa”.

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