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Home » Esteri

I bambini dimenticati della Cina

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Sono almeno 70 milioni i bambini abbandonati dalle loro famiglie costrette a emigrare dalle campagne nelle metropoli per lavorare a ritmi serrati

Immaginate una nazione di circa un miliardo e mezzo di persone, che da sola rappresenta il 20 per cento circa della popolazione mondiale. Immaginate un paese che negli ultimi 25 anni ha raggiunto un tasso di crescita economica significativo. Questa nazione è la Cina, dove a una forte spinta economica è corrisposta però una graduale riduzione dei posti di lavoro e salari sempre più bassi. 

Per garantire un futuro alle nuove generazioni, centinaia di migliaia di famiglie cinesi hanno dovuto lasciare le zone più povere del paese e spostarsi nelle grandi metropoli e nei centri urbani, alla ricerca di nuove opportunità lavorative. Queste necessità hanno costretto le famiglie a lasciare i propri figli nei villaggi in cui sono nati, affidandoli alle cure e al controllo dei nonni (spesso analfabeti) o di altri parenti. 

Attualmente sono circa 61 milioni i bambini cinesi lasciati nelle mani di altri parenti, mentre 9 milioni sono i bambini costretti a crescere con un solo genitore perché l’altro è stato costretto a emigrare in un’altra città. Il totale complessivo di questi bambini abbandonati nelle campagne e nelle zone più povere della Cina sono all’incirca 70 milioni, un numero enorme che corrisponde a quasi tutti i bambini che vivono negli Stati Uniti, ha scritto l’Economist

Il termine più esatto per definirli è “left behind children”, ossia bambini lasciati indietro, che rappresentano il lato oscuro dello splendente sviluppo economico della Cina. 

Un video della BBC sotto forma di un cartone animato racconta la vita di questi bambini cinesi.


Questi bambini abbandonati hanno un’età che va dai 4 ai 10 anni. Spesso hanno una vita breve a causa della malnutrizione, altri invece manifestano depressione e instabilità mentale. Un gruppo di ricercatori di Shanghai ha condotto un’indagine sui cosiddetti “left behind children” mostrando come questi bambini abbiano un rendimento molto basso a scuola, e uno sviluppo emotivo e sociale molto più lento rispetto ai loro coetanei che vivono nelle città. 

I genitori possono trascorrere con loro solo pochi giorni all’anno, mentre il restante lo passano nelle fabbriche dove lavorano con ritmi di lavoro stressanti. 

Storie di abusi e suicidi sono all’ordine del giorno, e non è escluso che molti di questi bambini siano più esposti al rischio di diventare dei criminali. 

Questo fenomeno è comune anche in altri paesi con una crescita economica significativa, dove i genitori sono costretti ad allontanarsi dalle loro famiglie e dai propri figli per motivi di lavoro. Nelle Filippine, in Sri Lanka, uno o entrambi i familiari sono costretti a lasciare i propri figli. Ma il problema della Cina è molto più ampio. Qui si registra un numero elevato di “left behind children” rispetto al resto del mondo.

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