Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 11:10
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Guida Bardi
Home » Esteri

Cosa sappiamo del piano di Israele per trasferire tutta la popolazione di Gaza in una “città umanitaria” a Rafah

Immagine di copertina
Persone in attesa di un pasto caldo a Gaza City. Credit: ZUMAPRESS.com / AGF

Il progetto, annunciato dal ministro della Difesa Israel Katz, è già in atto e prevede la realizzazione di tendopoli e campi con "edifici mobili", presidiati dai soldati israeliani e da cui gli abitanti non potranno più uscire. Per l'Onu si tratta "di fatto di campi di concentramento"

Israele ha promesso di costruire una “città umanitaria” sulle rovine di Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, dove trasferire progressivamente l’intera popolazione del territorio costiero palestinese, che non potrà più abbandonare l’area se non per emigrare all’estero. Ecco cosa sappiamo sui progetti del governo di Tel Aviv.

Il piano è stato presentato alla stampa dal ministro della Difesa israeliano Israel Katz, secondo cui inizialmente l’area dovrà ospitare i circa 600mila palestinesi attualmente sfollati nella zona di al-Mawasi e poi l’intera popolazione della Striscia, che conta circa due milioni di persone. La cosiddetta “città umanitaria” sarà costruita sulle rovine di Rafah, una zona di circa 64 chilometri quadrati distrutta dai bombardamenti, che sarà costituita da diverse tendopoli ed “edifici mobili”.

Per accedere a questo enorme campo profughi però bisognerà attraversare una serie di checkpoint presidiati dai soldati dello Stato ebraico, che dovranno identificare i residenti e assicurarsi che non appartengano a organizzazioni armate o terroristiche come Hamas. Una volta dentro, secondo quanto annunciato dal ministro Katz, alla popolazione palestinese non sarà più permesso uscire. Quanti resteranno fuori invece, secondo il quotidiano digitale israeliano Israel HaYom, saranno considerati “terroristi” e trattati come obiettivi legittimi dai militari. Lo scopo, ha spiegato il ministro israeliano, è infatti incentivare “l’emigrazione volontaria” dalla Striscia.

Ma tale progetto è già stato avviato: Israele, come certificato dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Unocha), ha limitato l’accesso dei palestinesi a oltre l’86 per cento della Striscia di Gaza, dichiarando vaste aree del territorio costiero “zona vietata” o emanando ordini di evacuazione rivolti alla popolazione residente, che attualmente conta almeno 1,9 milioni di sfollati. Al 4 luglio di quest’anno poi, secondo i dati del Centro satellitare delle Nazioni Unite (Unosat), almeno 28.600 edifici erano già stati demoliti nella città di Rafah. Tra questi, secondo un’analisi dell’unità Sanad dell’emittente qatariota al-Jazeera, almeno 12.800 (il 44 per cento) sono stati abbattuti a partire dal 4 aprile scorso.

Il piano però ha ricevuto gravissime critiche sia in sede internazionale che interna. “In questo modo si creerebbero de-facto enormi campi di concentramento al confine con l’Egitto”, ha denunciato il direttore dell’Agenzia Onu per i rifugiati palestinesi (Unrwa), Philippe Lazzarini. “Trasferire i palestinesi all’interno di Gaza o deportarli all’estero contro la loro volontà equivarrebbe a un crimine di guerra (…)” che, “se commesso come parte di un attacco diffuso o sistematico contro la popolazione civile, costituirebbe anche un crimine contro l’umanità”, gli ha fatto eco Amnesty International. Una denuncia condivisa anche da 16 esperti israeliani di diritto internazionale e bellico che, in una lettera aperta pubblicata dal quotidiano locale Haaretz, hanno definito “palesemente illegale” questo piano, la cui attuazione “costituirebbe un crimine di guerra e contro l’umanità” e, “a determinate condizioni”, “potrebbe essere considerato” un atto di “genocidio”.

Ti potrebbe interessare
Esteri / Ucraina: il terzo round di negoziati con Usa e Russia al via a Ginevra
Esteri / Nel weekend Trump potrebbe arrivare in Italia per assistere alle battute finali delle Olimpiadi
Esteri / Svizzera, treno deraglia a causa di una valanga: ci sono feriti
Ti potrebbe interessare
Esteri / Ucraina: il terzo round di negoziati con Usa e Russia al via a Ginevra
Esteri / Nel weekend Trump potrebbe arrivare in Italia per assistere alle battute finali delle Olimpiadi
Esteri / Svizzera, treno deraglia a causa di una valanga: ci sono feriti
Esteri / Ha un biglietto aereo per Houston ma si ritrova a Tokyo: l'incredibile storia di un passeggero
Esteri / La Francia contro Francesca Albanese, la replica della relatrice Onu: "Mai detto ciò di cui mi accusano"
Esteri / La Francia chiede le dimissioni di Francesca Albanese: “Su Israele parole oltraggiose”
Esteri / A Roma Tre un seminario sul Sud Globale: “Può aiutarci a riflettere anche sull’Occidente”
Esteri / Iran: arrestati cinque importanti esponenti del campo riformista
Esteri / La Russia lancia nuovi raid in Ucraina: uccisi 4 civili, tra cui un bambino di 10 anni
Esteri / Gaza: quasi 180 palestinesi hanno lasciato la Striscia in una settimana attraverso il valico di Rafah con l’Egitto