Un 27enne giapponese è sospettato dell’omicidio di 9 persone adescate su Twitter

Nell'abitazione di Takahiro Shiraishi sono stati trovati nove cadaveri decapitati. Il fondatore di Twitter ha definito la vicenda “molto spiacevole e triste”

Di Giuseppe Loris Ienco
Pubblicato il 15 Nov. 2017 alle 13:49 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 16:16
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Immagine di copertina
Credit: Afp

Un 27enne giapponese chiamato Takahiro Shiraishi è sospettato dell’omicidio di nove persone, tutte tra i 15 e i 26 anni d’età, adescate tramite social network dopo aver diffuso messaggi in cui esprimevano pensieri suicidi.

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Shiraishi, ribattezzato “Twitter Killer” dai media giapponesi, è stato arrestato nel contesto delle indagini per la scomparsa di una ragazza di 23 anni che aveva diffuso su Twitter un messaggio in cui rivelava di volersi togliere la vita: “Cerco qualcuno disposto a uccidersi con me”, aveva scritto la giovane.

Il sospetto assassino è entrato subito in azione, entrando in contatto con la ragazza e dicendole di voler morire insieme a lei.

La polizia giapponese è riuscita a catturare Shiraishi dopo aver convinto una ragazza a contattarlo tramite Twitter e a organizzare un incontro, permettendo così l’arresto del 27enne.

Quattro giorni dopo il ritrovamento dei corpi decapitati nell’abitazione di Takahiro Shiraishi, Twitter ha diffuso nuove regole per cui gli utenti “non possono promuovere o incoraggiare suicidio o autolesionismo.”

Jack Dorsey, il creatore di Twitter che nei giorni dell’arresto del sospetto serial killer si trovava proprio in Giappone per discutere di lotta allo “hate speech” sui social network, ha definito la vicenda “molto spiacevole e triste”.

“Dobbiamo prenderci la responsabilità di far diventare Twitter uno strumento da utilizzare in maniera positiva e sana”, ha detto Dorsey.

Il Giappone ha il più alto tasso di suicidi tra i sette paesi più industrializzati del mondo, con più di 20mila persone che ogni anno decidono di togliersi la vita.

Anche se negli ultimi 15 anni si è registrato un calo, il tasso continua a restare alto tra giovani adulti e studenti, le due categorie di persone più abituate a utilizzare i social network.

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