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Il terrorismo xenofobo in Germania non è una novità, ma ha cambiato faccia

Di Stefano Mentana
Pubblicato il 22 Feb. 2020 alle 13:06 Aggiornato il 22 Feb. 2020 alle 14:44
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Immagine di copertina
Polizia in Germania Credits: Ansa

Germania terrorismo xenofobo ha solo cambiato faccia

Il 19 Febbraio il 43enne tedesco Tobias Rathjen ha aperto il fuoco contro due “shisha bar”, i tipici bar in stile mediorientale dove si fuma il narghilè, nella città di Hanau, a pochi chilometri da Francoforte, uccidendo nove persone: cinque curdi di nazionalità turca, una donna tedesca di origini sinti, un bosniaco, un bulgaro e un romeno. Una volta tornato a casa, ha ucciso la madre e si è tolto la vita.

Gli inquirenti tedeschi, nelle ore successive al fatto, hanno individuato nel folle gesto di Rathjen un movente xenofobo, una precisa volontà di colpire le comunità mediorientali presenti in Germania. L’attentatore non risultava legato ad alcun gruppo organizzato e aveva pubblicato un proprio manifesto di valori sul suo sito personale in cui auspicava lo sterminio della popolazione di una serie di Paesi nel Nordafrica, nel Medio Oriente e nell’Asia Centrale.

Lo scorso 9 ottobre, nella città di Halle, nel land della Sassonia-Anhalt, il 27enne Stephan Balliet aveva aperto il fuoco con armi artigianali contro una sinagoga in occasione della festività ebraica dello Yom Kippur, uccidendo due persone, prima di essere arrestato dalla polizia. Anche in questo caso un movente di estrema destra, stavolta di stampo anti-semita, e nessuna connessione con gruppi organizzati, ma un altro lupo solitario con idee estremiste.

Il 2 giugno 2019 il 45enne Stephan Ernst, presso Kassel, aveva ucciso Walter Lubcke, esponente della CDU, il partito di Angela Merkel, e governatore locale di Kassel, noto per la sua campagna in favore dell’accoglienza dei migranti. Arrestato pochi giorni dopo, l’assassino ha confessato: anche lui non aveva mai nascosto le proprie idee estremiste e anti-immigrazione.

Tre attacchi in appena otto mesi, tre lupi solitari, idee simili e una scia di sangue lasciata sul campo. Una scia che ha sollevato polemiche in Germania, e sollevato un dibattito su una possibile correlazione tra questi tragici attentati e la crescita del partito euroscettico e anti-immigrati dell’Alternative fur Deutschland (AFD), un partito che nei land dell’ex Germania Est ha ottenuto un consenso sempre più alto al punto da rischiare di diventare determinante per l’elezione del governatore della Turingia.

Lo scorso 5 febbraio, infatti, il parlamento locale aveva scelto il liberale Thomas Kemmerich come ministro-presidente grazie ai determinanti voti dell’AFD, portando alla reazione sdegnata della Merkel e dei media e alle immediate dimissioni di Kemmerich, che ha dunque indetto nuove elezioni. Una reazione che, di fatto, ha posto l’AFD fuori dal “sistema istituzionale” tedesco, nonostante il 12,6 per cento ottenuto alle elezioni politiche del 2017 e l’11,0 delle europee del 2019. Ma che parallelamente a questi rispettabili risultati elettorali è stato visto da molti esponenti politici e da molti media come uno dei soggetti che avrebbe contribuito a creare il clima in cui sono maturati questi episodi di violenza.

In ogni caso, l’AFD ha regolarmente condannato tali attacchi, ultimo dei quali quello di Hanau, definito dalla leader in parlamento del partito Alice Weidel  “un atto terribile”.

L’AFD, nato di fatto da un gruppo di economisti scettici verso l’Unione europea e l’Euro, accusati di frenare la crescita della locomotiva tedesca in favore di altri Paesi europei, col passare del tempo si è focalizzato su tematiche anti-immigrazione, attecchendo in modo particolare nei land orientali della Germania, dove ancora persistono molte diseguaglianze rispetto all’ovest anche a 30 anni dalla riunificazione.

Un’economia più difficile, un reddito più basso, una disoccupazione più alta rispetto all’ovest sono fattori che hanno sempre portato la popolazione dell’est tedesco a sostenere partiti più estremisti rispetto al tradizionale asse SPD-CDU, con la sinistra della Linke e l’AFD, ma anche partiti più piccoli, come l’estrema destra dell’NDP, che in queste regioni hanno sempre ottenuto i loro migliori risultati, e con un’opposizione all’immigrazione sempre forte che, talvolta, è sfociata in episodi di violenza.

Già nel 1991, immediatamente dopo la riunificazione tedesca, nella città di Hoyerswerda, in Sassonia, si verificarono una serie di aggressioni contro la popolazione straniera. L’anno successivo, nella città portuale di Rostock, in Meclemburgo-Pomerania occidentale, si verificarono una serie di rivolte che videro come bersaglio proprio gli immigrati presenti in città.

Ma, se andiamo a vedere gli attacchi dell’ultimo anno, ben due, l’omicidio di Walter Lubcke e la sparatoria di Hanau, non si sono svolti nel profondo est post-DDR, ma in Assia, cuore economico dell’Europa e land di Francoforte.

Kassel, la città in cui è stato ucciso Lubcke, non è purtroppo nuova a omicidi del genere. Nel 2006, Halit Yozgat, cittadino di origine turca che gestiva un internet café, venne ucciso dal gruppo noto come Nazionalsozialistischer-Untergrund (NSU), un gruppo di stampo neonazista considerato al confine tra terrorismo e serial killer di gruppo.

Nel 2018, infatti, un rapporto presentato al parlamento dell’Assia aveva mostrato come nel land fossero presenti diversi gruppi terroristi di estrema destra, spesso attivi anche nelle vicine Turingia e Bassa Sassonia e avendo proprio la città di Kassel come centro geografico.

Nel 2011 la Germania si era dotata di un centro per la difesa contro l’estremismo che aveva come obiettivo affrontare fenomeni di terrorismo estremista come l’appena sgominata NSU, ma a partire dal 2015, anno in cui l’Europa si è trovata travolta dalla crisi dei rifugiati, la Germania – che ha ospitato quasi un milione di rifugiati e migranti extracomunitari – si è trovata di fronte a un picco di attacchi soprattutto contro i luoghi in cui venivano sistemati i rifugiati. 

Un fatto che ha portato a episodi di violenze xenofobe maggiormente isolate, più difficili da monitorare, che come detto nel 2018 dal ministro degli Interni Horst Seehofer stava presentando “sfide completamente nuove”. E nel 2019, infatti, l’ufficio per la Protezione della Costituzione tedesco ha quantificato in 32.200 le persone presenti in questa area, un aumento di circa un terzo rispetto all’anno precedente. 

Dalla riunificazione tedesca a oggi, la violenza estremista e xenofoba e il terrorismo di estrema destra non sono una novità, ma negli ultimi anni hanno cambiato faccia.

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