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Il fotografo che ha realizzato 50mila ritratti dei prigionieri di Auschwitz

Immagine di copertina

Per ogni deportato, Wilhelm Brasse faceva tre scatti: di fronte, profilo e tre quarti. Ecco alcune delle sue immagini

Wilhelm Brasse è stato il fotografo ufficiale del campo di concentramento di Auschwitz. Con un passato di lavoro nel sud della Polonia, Brasse si sentiva polacco nonostante avesse anche origini austriache.

Durante la seconda guerra mondiale, una volta cominciati i soprusi nazisti e gli interrogatori della Gestapo, tentò di fuggire in Francia, ma al confine con l’Ungheria gli ucraini lo catturarono il primo aprile 1940.

Passò da un carcere all’altro finché gli venne offerto di salvarsi, a patto di entrare nella Wehrmacht, le forze armate tedesche. Brasse rifiutò e il giorno stesso fu deportato con altri 400 detenuti ad Auschwitz.

A Wilhelm i nazisti affidarono il compito di fotografare i nuovi arrivi nel lager. Nei quasi cinque anni vissuti nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, Brasse – numero di matricola 3444 – ha fatto 50mila ritratti.

Tre scatti per ogni persona deportata – di fronte, profilo e tre quarti – con la scritta: “Arbeit macht frei” (“Il lavoro rende liberi”). Prima che le foto fossero distrutte dai nazisti, Brasse le nascose nelle baracche, dove furono poi trovate dall’esercito sovietico.

La sua storia ha ispirato esposizioni fotografiche e ricostruzioni storiche, compreso il documentario Il ritrattista, trasmesso nel 2006 dalla televisione pubblica polacca.

Ecco alcune delle immagini che oggi sono giunte a noi grazie al lavoro di Brasse:

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