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Terminato Eurogruppo: accordo sull’utilizzo del Mes senza condizionalità sulle spese sanitarie

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 9 Apr. 2020 alle 12:30 Aggiornato il 9 Apr. 2020 alle 23:20
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Immagine di copertina
Il presidente dell'Eurogruppo, Mario Centeno, e il premier italiano Giuseppe Conte

Eurogruppo, terminata la riunione per negoziati su Eurobond o Mes | Coronavirus

Dopo diversi rinvii, è terminata la riunione dell’Eurogruppo sospesa l’altroieri dopo 16 ore di discussioni che non avevano portato a nessun accordo tra i Paesi membri. Sul tavolo, ancora una volta, la scelta di quale sia tra gli Eurobond e il Mes la risposta europea più efficace all’emergenza Coronavirus. Secondo fonti provenienti da Bruxelles si è trovato un accordo su un documento conclusivo (leggi qui cosa prevede), che include anche l’utilizzo del Mes senza condizionalità sulle spese sanitarie.

A confermarlo è stato anche il ministro francese delle Finanze Bruno Le Maire il quale ha affermato che “il piano economico che abbiamo adottato è il più importante e più rapido che l’Ue abbia mai adottato nella sua storia”. Il pacchetto adottato secondo Le Maire “permette di sbloccare immediatamente 500 miliardi di euro di sostegno alle nostre economie”. Il ministro delle Finanze olandese, Wopke Hoekstra, ha parlato di “buon accordo” aggiungendo che il ricorso al Mes può “fornire assistenza finanziaria ai paesi senza condizioni per le spese mediche”.

Soddisfatto il ministro dell’Economia italiano Roberto Gualtieri che ha parlato di “ottimo risultato che giunge dopo un negoziato difficile e a tratti aspro”. “Si è passati da un documento con un’unica proposta, il Mes con condizionalità leggere a un pacchetto di quattro proposte che include 200 miliardi della Bei per le imprese, 100 miliardi che attraverso il nuovo programma Sure contribuiranno a finanziare la cassa integrazione e la proposta italo-francese di un grande fondo per la Ripresa alimentato dall’emissione di debito comune europeo. Inoltre, ai paesi che vorranno farvi ricorso, sarà possibile accedere a una nuova linea di credito dedicata unicamente all’emergenza sanitaria, che sarà totalmente priva di ogni condizionalità presente e futura”.

Le posizioni in campo

Nei giorni scorsi, abbiamo assistito allo scontro a distanza tra gli Stati del Nord (che spingono per il Mes) e quelli del Sud Europa (che vorrebbero invece che l’Unione creasse gli Eurobond, cioè un fondo speciale con un’obbligazione comune a cui attingere per avere capitali freschi e rifinanziare la ripresa economica). Germania, Olanda, Austria e Finlandia su tutti sono gli Stati più intransigenti verso la seconda ipotesi. Secondo il loro punto di vista, infatti, non è corretto mutualizzare il debito futuro dei singoli Paesi soltanto per permettere l’uscita dalla grave recessione imposta dal Covid-19. Italia e Francia, invece, guidano il gruppo di Stati a favore di un fondo comune.

Ieri sera, il premier italiano Giuseppe Conte ha sottolineato infatti che “se ognuno farà per sé, ogni Paese impiegherà il quintuplo delle risorse per uscire dalla crisi e non avremmo garanzie di uscirne nel modo più efficace”. Nel frattempo, invece, il Parlamento olandese approvava due mozioni per chiedere al governo dei Paesi Bassi di non accettare gli Eurobond. Le due risoluzioni sono state presentate dal partito anti-Ue Forum per la democrazia e da alcuni deputati di vari schieramenti politici. Non sono tuttavia vincolanti per il governo, anche se ne determinano sicuramente l’indirizzo politico.

Lo scontro tra Italia e Olanda va in scena anche per quel che riguarda lo stesso Mes. Se l’Olanda si oppone infatti ai Coronabond, è anche vero che a L’Aja spinge perché gli eventuali prestiti del Mes siano vincolati a delle condizionalità come una riforma del mercato del lavoro, un aumento dell’età pensionabile o un pacchetto di privatizzazioni. L’Italia, che non vorrebbe un intervento del Mes, qualora dovesse cedere su questo punto non accetterebbe alcuna condizionalità.

I punti dell’accordo

A lanciare l’idea degli Eurobond è stata la Francia, che basandosi sulla famosa lettera firmata da 9 Paesi europei (Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Slovenia, Lussemburgo, Irlanda, Grecia e Belgio) a fine marzo, ha chiesto la realizzazione di un bond comune con scadenza 15-20. L’idea di fondo si basa sull’assunto che l’emissione di un bond da parte di un’istituzione europea sia diversa rispetto alle emissioni classiche di obbligazioni da parte di Commissione, Bei o Mes. Su questo punto, però, come già anticipato non c’è accordo.

C’è intesa invece su altri tre importanti elementi. Il primo è un’operazione da 200 miliardi di euro a favore delle imprese. Un investimento, questo, sostenuto dalla Bei. Il secondo è un piano contro la disoccupazione, sostenuto dalla Commissione europea, per il sostegno alle casse integrazioni nazionali: il totale di questo investimento è di 100 miliardi. Il terzo, infine, riguarda il Fondo salva-Stati (Mes): 240 miliardi di euro da erogare sotto forma di prestiti. Secondo la prima bozza di accordo, all’Italia ne spetterebbero 39.

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