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L’errore agli Oscar potrebbe smentire una leggenda metropolitana lunga 24 anni

Era il 29 marzo del 1993. Quella sera si svolgeva la 65esima edizione degli Oscar, durante la quale Marisa Tomei fu premiata tra i sospetti di molti spettatori

Di Guglielmo Latini
Pubblicato il 27 Feb. 2017 alle 15:45 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 01:47
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Immagine di copertina

Dopo qualche ora dall’evento, la notizia ha già fatto il giro del mondo. Agli Oscar, durante la premiazione del Miglior film, che avveniva verso le 6 italiane, gli attori Warren Beatty e Faye Dunaway hanno annunciato il film sbagliato, ossia La La Land e non Moonlight.

Nel corso della mattinata c’è stata una dichiarazione ufficiale della società che da decenni si occupa della consegna delle buste, la PricewaterhouseCoopers, che ha ammesso di aver consegnato per errore ai presentatori la busta per la migliore attrice protagonista, e non quella per il miglior film.

“Ho aperto la busta e ho letto: ‘Emma Stone, La La Land”, ha confermato Beatty. “Ecco perché ho fatto una lunga pausa e ho guardato Faye, cercavo di prendere tempo. Non stavo cercando di essere divertente!”. 

Di fondamentale importanza è stato quindi l’intervento dei contabili della società, che hanno immediatamente controllato una seconda copia della busta, prevista dal regolamento proprio per questi casi più unici che rari, e sono intervenuti sul palco per far presente l’errore.

Questo incidente può essere però visto anche in chiave positiva, per chiudere definitivamente (o quasi) una questione aperta da 24 anni.

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I premi Oscar del 1993

Era il 29 marzo del 1993. Quella sera si svolgeva la 65esima edizione degli Oscar, che tra gli altri premi quella sera videro il successo degli Spietati di Clint Eastwood e il primo e unico Oscar come miglior attore per Al Pacino.

Tra gli altri premiati ce ne fu però una che rimase nella memoria dei cinefili, e non per ragioni molto nobili. Si trattava di Marisa Tomei, attrice italoamericana che quella sera ricevette l’Oscar come miglior attrice non protagonista per il suo ruolo nella commedia con Joe Pesci Mio cugino Vincenzo (My Cousin Vinny).

Tomei all’epoca aveva 28 anni e aveva recitato in pochissimi film, senza essere stata particolarmente notata per le sue interpretazioni. A gareggiare contro di lei quell’anno c’erano invece alcune star di prima grandezza del cinema e del teatro internazionale, tutte rispettate per il loro notevole curriculum: Judy Davis, Miranda Richardson, Vanessa Redgrave e Joan Plowright.

I bookmaker dell’epoca non davano praticamente alcuna chance alla Tomei di vincere, considerate le sfidanti, e il suo nome, secondo i commentatori meno amichevoli, sembrava essere stato messo nella cinquina solo per completare il gruppo.

Oltretutto, Mio cugino Vincenzo era un film comico, piacevole ma leggero, che non aveva lasciato un particolare segno nel pubblico e nella critica, e sembrava più che altro solo una maniera per il protagonista Joe Pesci di mostrare la sua arte.

Il presentatore dell’Oscar alla miglior attrice non protagonista quell’anno era il veterano attore di western e film d’azione Jack Palance, all’epoca settantatreenne. Quando chiamò il nome del “brutto anatroccolo” della cinquina, in molti si guardarono stupiti, pensando che l’anziano attore avesse sbagliato a leggere la busta, oppure il gobbo, che avesse bevuto o addirittura che avesse volutamente chiamato il nome sbagliato.

Prima di annunciare la vincitrice, Palance non sembrava troppo lucido e pareva che avesse chiamato erroneamente Judy Davis “Joan”, oltre ad averla definita inglese, quando è invece australiana. Non il massimo dell’affidabilità, dunque.

Questo il video della premiazione:

La nascita della leggenda metropolitana

Nei mesi successivi, pian piano, il sospetto divenne una leggenda metropolitana. Già a ottobre 1994 era abbastanza diffusa perché la stessa Tomei, in un’apparizione al Saturday Night Live, fu protagonista di uno sketch autoironico sull’argomento, in cui dichiarava:

“C’è questa voce folle in giro, che forse alcuni di voi hanno sentito, secondo cui io non avrei davvero vinto l’Oscar, ma che sia stato Jack Palance a leggere male dal gobbo. Ma non è assolutamente vero! Ho vinto l’Oscar sul serio e non ero così felice dai tempi in cui fui eletta Miss Teenage America nel 1987, dove presidente di giuria era Jack Palance.

O da quando tre anni dopo ho ricevuto l’Heisman Trophy da Jack Palance. In ogni caso, l’unico premio per cui mi posso essere sentita un po’ in colpa in vita mia è stato quando avevo 16 anni e fui nominata impiegata del mese in un ristorante Roy Rogers dal vice direttore, Jack Palance”. 

All’epoca non esisteva YouTube, e per molti non ci fu l’occasione di riguardare il filmato e rendersi conto che era tutto frutto dell’immaginazione. Per la maggior parte di quelli che avevano visto la scena in diretta, contava solo la prima impressione, e tutti gli altri che non l’avevano vista potevano però contare sulle voci che si erano sparse in seguito.

Da allora la carriera di Marisa Tomei non ha preso il volo come forse sperava dopo la vittoria di un premio tanto prestigioso: fu candidata altre due volte, senza vincere, e in generale, pur avendo partecipato a molti film di successo, il suo volto e il suo nome non sono particolarmente celebri. In molti hanno pensato in questi anni che quella voce di corridoio sia stata molto deleteria per la carriera ancora in ascesa dell’attrice.

Ora che però, ventiquattro anni dopo, è successo quello che non era mai successo prima, ossia un errore madornale in diretta televisiva, è forse possibile dimostrare a chi aveva contribuito a diffondere quella voce che i presentatori non possono decidere da soli il destino di un Oscar, e che gli organizzatori sono pronti a interrompere una cerimonia così importante pur di correggere un errore.

Nessuno potrà negare ai più strenui cospirazionisti la possibilità che all’epoca i contabili decisero di non intervenire, a differenza di questa volta, ma mettendo da parte questa ipotesi, si può dire che l’incidente di oggi potrà contribuire a cancellare quell’assurda voce e a ridare a Marisa Tomei il rispetto che già allora le spettava come vincitrice legittima.

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