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Il secondo turno delle elezioni parlamentari in Egitto

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Si vota in 13 delle 27 province per eleggere la seconda parte del parlamento. I sostenitori del presidente egiziano al-Sisi dovrebbero raggiungere la maggioranza

Tra il 22 e il 23 novembre i cittadini egiziani sono chiamati a eleggere i parlamentari delle restanti 13 province dell’Egitto, compresa quella del Cairo, dopo che il 18 e il 19 ottobre scorso si erano tenute le votazioni per le altre 14 province. Le urne sono state aperte alle 9:00 ora locale.

Circa 27 dei 54 milioni aventi diritto al voto sceglieranno 288 rappresentati parlamentari su un totale di 596. I candidati sono circa tre mila, di cui 169 sarebbero donne, riportano i media locali.  

Per il Paese, che è il più popoloso nel mondo arabo – con circa 88.5 milioni di abitanti -, queste elezioni sono le prime democratiche dopo che il parlamento è stato sciolto nel 2012 dalla Corte costituzionale.

Il presidente, che ha indetto le elezioni definendole una pietra miliare verso la democrazia, spera di raggiungere la maggioranza per continuare a governare. 

Alle elezioni per le prime 14 province, tenutesi tra il 18 e il 19 ottobre, i candidati sostenitori del presidente in carica, al-Sisi, avrebbero avuto il maggior numero di voti e secondo le prime stime dovrebbero vincere anche nelle restanti.  

I risultati ufficiali sono attesi per l’inizio di dicembre, dopo i ballottaggi del primo e del due dicembre. 

La partecipazione al primo giro di votazioni è stata bassa: solo un quarto degli aventi diritto si è recato alle urne. Le immagini della televisione di stato mostrano, anche questa volta, i seggi elettorali semivuoti.  

“Non c’è ragione per andare a votare”, dice uno studente di 21 anni. “Queste elezioni sono significano nulla. Tutti i candidati vogliono solo accaparrarsi i benefici legati alla carica parlamentare”. 

Dopo le forti proteste contro la destituzione avvenuta nel luglio del 2013 per mano dei militari del primo presidente egiziano democraticamente eletto Mohammed Morsi, il partito di cui era leader – i Fratelli musulmani – è stato represso duramente e proibito.

Il partito dei Fratelli musulmani, che sono l’organizzazione politica di fede islamica più antica del Paese, è stato dichiarato come un gruppo “terrorista”, e diverse centinaia di persone appartenenti a questo schieramento politico sono state arrestate.

A queste elezioni, infatti, non hanno potuto partecipare candidati di questo partito.

Inoltre alcuni partiti socialisti e liberali, che avrebbero potuto rappresentare un’alternativa ai sostenitori di al-Sisi, si sono ritirati. 

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