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Dottoressa fa sesso con paziente malato di cancro, poi il ricatto choc: “Se mi lasci smetto di curarti”

Di Redazione TPI
Pubblicato il 2 Feb. 2019 alle 15:32 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 19:56
Immagine di copertina
Theepa Sundaralingam

A Toronto, in Canada, una dottoressa di 37 anni è stata prima arrestata e poi condannata a pagare un risarcimento a un paziente malato di cancro che aveva in cura, e che secondo l’accusa avrebbe ricattato. La donna è stata a anche radiata dall’ordine dei medici canadese.

L’incredibile vicenda ha avuto inizio qualche mese fa, quando Theepa Sundaralingam, questo il nome della dottoressa, ha diagnosticato un cancro a un suo paziente.

Secondo quanto testimoniato da alcuni referti, a quel punto la donna avrebbe iniziato ad approfittare della situazione di disagio e debolezza del malato, iniziando con lui una relazione sentimentale.

Più volte i due avrebbero fatto sesso in ospedale. Inizialmente la relazione era consenziente, ma dopo qualche tempo la 37enne avrebbe messo il suo paziente di fronte ad un assurdo aut-aut: o continuiamo ad avere rapporti sessuali o smetto di curarti.

Una vera e propria manipolazione sfociata in un ricatto, il tutto nei confronti di una persona in situazione di grave disagio fisico.

Secondo quanto ricostruito dalle autorità, la donna dopo la diagnosi della malattia avrebbe iniziato a circuire il paziente con una serie di messaggi sul cellulare. Poi sarebbe iniziata la relazione sentimentale vera e propria.

Come riporta Metro, il paziente in tribunale ha dichiarato di essersi sentito in colpa: “Se avessi detto che avevo fatto sesso con il mio oncologo mi avrebbero detto che ero un latin lover”, ha raccontato.

“Ma non sono quel tipo di persona e mi sono sentito in colpa, a disagio ed emotivamente maltrattato. Ero fisicamente emaciato ed emotivamente esposto e la fine di una relazione mi ha sconfitto. Ciò che ha aggravato questo bilancio è stato il suo rifiuto di continuare a fornire assistenza medica”.

Le conseguenze per la dottoressa, come detto, sono state molto pesanti: non solo la condanna al risarcimento, ma anche la radiazione dall’albo e la conseguente impossibilità di esercitare la professione in futuro.