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Vale la pena fare un dottorato?

Le prospettive che si immaginano da giovani sono diverse dalla realtà che ci si trova ad affrontare dopo anni di sacrifici

Di TPI
Pubblicato il 22 Mag. 2015 alle 11:49 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 08:04
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Immagine di copertina

Chi sceglie di fare un dottorato in materie umanistiche sa bene che, a livello economico, i suoi sforzi non saranno ricompensati. Per almeno quattro anni, dovrà restare rinchiuso in una biblioteca e sacrificare amici, divertimento, e vacanze.

Ne vale la pena? Katie Roiphe, professoressa all’Istituto di Giornalismo Arthur L. Carter a New York, e Rebecca Schuman, giornalista di Slate, discutono rispettivamente i pro e i contro di un dottorato.

Katie Roiphe: Il dottorato ti aiuterà nella vita di tutti i giorni

1. Una delle cose più derise di una carriera accademica è che i dottorandi spesso pensano che l’area di studio di cui si occupano abbia un’importanza incredibile a livello globale. In apparenza questa potrebbe essere una cosa negativa, un’arroganza priva di fondamenta. In realtà è un ottimo punto di partenza. Esplori il tuo piccolo argomento, e le tue brillanti intuizioni inaspettate, i costanti passi avanti, ti sembrano il cuore pulsante di un intero universo.

2. L’universo potrebbe in futuro dirvi che tutto quello che pensate non importa, che è sbagliato o irrilevante, ma quei preziosi momenti in cui esplorate le vostre idee diventeranno un’abitudine utilissima.

3. Un dottorato vi allontana dalle logiche di mercato, crea una convinzione, un’ambizione, una speranza in quello che studiate, vi infonde uno stimolo creativo che va oltre quello che le altre persone pensano, vogliono sapere, di cui parlano alle cene di gala. Conferisce un’indipendenza intellettuale che vi darà la forza e l’originalità per andare avanti, sempre.

4. Gli anni del dottorato, quando siete concentrati esclusivamente solo su qualcosa da voi scelto, sviluppano qualcosa di importante a livello umano. Sembra un lusso, non qualcosa di necessario, ma l’indipendenza intellettuale non lo è, conoscere e amare profondamente qualcosa è imprescindibile per un bravo studente.

5. Un dottorato in letteratura è sicuramente diverso da una laurea in odontoiatria. Non dà certezze. È una questione di fede, di fare quello che si ama, nonostante le difficoltà, nonostante tutto. Il nostro cammino, per quanto inefficiente, ha anche i suoi momenti di gioia e successo.

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Rebecca Schuman: Il dottorato è stata la peggior scelta della mia vita

1. Non andrai mai in vacanza: passerai due mesi a fare ricerca, senza essere pagato.

2. Non avrai mai tempo per leggere libri, e quando ne parlerai, userai frasi fatte e paroloni perché le polverose stanze del mondo accademico hanno l’obbiettivo di teorizzare fino alla morte su ogni bel libro.

3. Fare una dottorato è stata un’idea terribile perché il professore di ruolo che lavora a tempo pieno ormai non esiste più. Dopo quattro anni di tentativi, ho finalmente capito che non avrò mai quel lavoro. E nemmeno tu ci riuscirai. C’è una ricompensa che non otterrai mai: guadagnare uno stipendio da una posizione stabile in un’università decente.

4. Non avrai mai un lavoro perché il mondo accademico è diventato un mercato e invece di veri lavori ci sono solo posizioni precarie: una servitù accademica senza alcuna ricompensa che ti farà guadagnare 18mila dollari per il resto della tua vita.

5. Quando finirai il dottorato – se mai ci riuscirai – la tua anima accademica sarà tutto te stesso, e quindi crederai, incomprensibilmente, che non avere un incarico di ruolo ti rende inutile. Ci crederai così tanto che quando non otterrai un lavoro questo ti distruggerà, e nessuno al di fuori del mondo accademico ti capirà (nota positiva: in fondo, non avrai più alcun amico al di fuori dell’università).

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